Lisa Zillio

Ogni giorno è un altro giorno

Sean Williams ha una missione: ripulire il mondo dalla plastica, una spiaggia alla volta
Cleaning Up a Michanvi, Zanzibar | Gabriele Orlini ©2021

Questo articolo è disponibile anche in: English

Il punto d’incontro è a Jambiani, vicino alla spiaggia. Ci troviamo verso le 7:30 del mattino. Il sole è già alto e il caldo comincia a farsi sentire. Le giornate qui si dividono equamente in due parti: luce e buio, caldo e ventilato, di giorno le cornacchie che gracchiano e di notte il dolce adagiarsi  delle onde sulla spiaggia. Il nostro contatto si chiama Sean Williams. Sudafricano, vive a Jambiani da cinque mesi con la famiglia. Alto, biondo, tatuato, Sean ha una missione: ripulire il mondo dalla plastica e ha deciso di iniziare proprio da qui, da Zanzibar. Per oggi, infatti, ha organizzato un cleanup (termine in voga da qualche anno per indicare la raccolta dei rifiuti fatta dagli abitanti di un luogo) a Michanwi, un agglomerato di case a circa venti minuti da Jambiani.

Il problema della plastica e dei rifiuti in generale – ci racconta Sean mentre ci dirigiamo verso nord – è un fatto culturale, oltre che organizzativo. Le persone, infatti, non sono abituate a gettare la taka taka (spazzatura) negli appositi spazi, anche perché questi non sempre ci sono, specialmente nei villaggi – gli hotel e le strutture ricettive seguono un altro iter. L’attenzione verso la plastica e i rifiuti in generale in linea teorica è alta. Per esempio, dal 2019 in Tanzania c’è il divieto di usare buste di plastica in modo da limitarne la dispersione nell’ambiente – infatti nei market la spesa viene infilata in borsette di carta riutilizzabili. Ma nel quadro complessivo manca comunque qualcosa. 

Sean organizza regolarmente questi cleanup, soprattutto a Jambiani e nelle comunità circostanti. Ci si ritrova presto alla mattina in modo da lavorare qualche ora prima che le temperature siano proibitive. Lo scopo è raccogliere quanta più immondizia si trova per strada e riporla in quelle che vengono chiamate polo, grandi contenitori posti in punti strategici che poi verranno svuotati dalla società che si occupa di raccogliere le immondizie. Non si sa mai quante persone ci parteciperanno: possono essere poche o molte, com’è successo oggi a Michanwi. Qui Sean è riuscito a coinvolgere diverse scuole locali, oltre agli staff di alcuni hotel e ristoranti, tra cui il The Rock Restaurant e Baladin Zanzibar. Abbiamo passato un paio d’ore tutti insieme a setacciare le strade bianche del villaggio, riempiendo diverse polo prima che il sole cocente ci dicesse che il nostro tempo era finito. Il cleanup si è poi concluso con acqua e frutta fresca per tutti. 

Le attività di Sean non si limitano ai cleanup: a Jambiani ha creato un Community Center dove in una stanza, con la moglie, insegna gratuitamente inglese ai bambini locali mentre nell’altra un sarto del villaggio cuce borse e piccoli astucci ricavati dalle confezioni di cemento recuperate durante i cleanup. Inoltre, sempre a Jambiani, Sean ha installato alcuni punti di raccolta per la taka taka, differenziandola dalla plastica che può venire riciclata. 

Quello che colpisce di Sean quando lo si conosce è il suo carisma e la passione che alimenta questa sua missione. “Lo faccio per il futuro, per chi vivrà il nostro mondo, per i miei figli certo, ma anche per quelli di tutti noi. Abbiamo tutti la possibilità di fare qualcosa, anche di piccolo, per cambiare in meglio il nostro Pianeta” ci ha detto. E ogni giorno, ogni cleanup, ogni volta che va a parlare nelle scuole Sean ricomincia da capo perché il processo è lento, pole pole come dicono qui quando si vuol dire che qualcosa ha bisogno di tempo per essere fatta. 

Sean Williams | Gabriele Orlini ©2021
Testo originale in Italiano - Traduzione interna
Tanzania
Michamvi, Zanzibar Central/South Region
DooG's Founder
Lisa Zillio Profilo
Italia
Filmmaker | Producer
Il cambiamento climatico e l’inquinamento da plastica stanno modificando non solo l’ambiente ma anche l’economia di Zanzibar, la perla della Tanzania.

Immagini e Parole

La curiosità è cultura

L’isola di Gavdos è probabilmente il luogo perfetto per un progetto simile, la terra ideale su cui costruire utopie.
Gli argentini e il loro forte spirito di appartenenza si fanno ritrarre per un saluto a mio papà che, da bambino, lasciò Buenos Aires.
Il centro sanitario Le Merveille si prende cura dei ragazzi con disturbi cognitivi genetici o insorti a seguito di una diagnosi tardiva della Drepanocitosi.
Abel, un uomo dall’età indefinita, era lì quando siamo arrivati a Comodoro Rivadavia con le ombre che ormai si allungavano sulla strada.

Sostieni un giornalismo indipendente

DooG Reporter | Stories to share

Tutti i diritti riservati ©2024