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Sud America 2020 | Anonimi della fede
carretera austral
Carretera Austral | ©Joyce Donnarumma, 2020

#10 | La Carretera Austral

Dal taccuino di Lisa Zillio

Da Chaitén a Coyhaique, 8 febbraio 2020

1240 chilometri di sterrato e tratti d’asfalto tra le nuvole e le acque cristalline delle Ande. La Carretera Austral, chiamata ufficialmente ruta CH-7, è l’aorta della Patagonia cilena. Voluta dal dittatore Antonio Pinochet per scopi militare, è stata completata in circa vent’anni. Noi l’abbiamo incontrata a Chaitén – al chilometro 157 –, e l’abbiamo percorsa fino a Coyhaique – chilometro 556 –. 

La Patagonia cilena contiene infinite sfumature di verde, così tante che non riesci neanche a dar loro un nome. Verde smeraldo, verde marino, verde cinabro, verde veronese sono solo alcune delle nuance che mi vengono in mente guardando questo luogo spettacolare ai confini del mondo. Di primo acchito il paesaggio ricorda il nostro Trentino Alto Adige, sia per l’architettura delle case che per la conformazione delle montagne. Ma queste sono le Ande: giganti dormienti, sonnolenti dinosauri dalla schiena coperta di ghiaccio, lunghe mani che afferrano gli sguardi di chi si sofferma sul loro profilo. Maestose, si insediano nella mente, come la polvere della strada nei nostri vestiti e nella gola dal respiro affannato.

Nei tratti di sterrato la Carretera Austral si mostra nella sua forma migliore: si inerpica indomita sulle pendenze e obbliga chi la percorre alla lentezza. Ci si guarda attorno, si lasciano andare i pensieri e l’orologio. Quanto manca all’arrivo? Non importa, non si sa. I chilometri qui non corrispondono più a un tempo ma al mutare delle forme e degli odori. 

La Patagonia cilena sa di sale e di verde, di sole e di polvere. Percorrerla in moto è un privilegio: si possono sentire tutte queste variazioni semplicemente alzando la visiera del casco. E così, alla prima pausa lungo la via, ci prendiamo un momento per noi, per restare con gli occhi chiusi a contemplare questo incredibile luogo carico di sogni, di aspettative e di promesse. 

Testo | Lisa Zillio
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