Fabio Lovati

Murphy’s Golden Rules

Nell'Irish Pub di Micheal, a Nong Khai, a dettare legge sono le Murphy’s Golden Rules, dieci regole di vita vissuta.
Testo e Foto:  Fabio Lovati
 
Edit photo:  Gabriele Orlini

Nong Khai, Thailandia

Se qualcosa di brutto deve accadere, stai pur certo che accadrà

Ti manca l’Irlanda?” 
Quando non piove, l’Irlanda è un posto magnifico” risponde Michael sorseggiando pensieroso il suo tonico post-allenamento.  
Mi chiedo su cosa stia rimuginando; cosa significhi lasciare la propria casa per sempre, avendone ancora fiere tracce sulla propria pelle. Lui che di vite ne ha saggiate molte, almeno tre. Prima agricoltore nella sua campagna irlandese, dopo insegnante di inglese in Thailandia, oggi dispensatore di massime e piacevoli chiacchiere nell’attesa che qualcosa accada e quando accadrà, stai pur certo non sarà piacevole. 

Pensiero che non nasce dal pessimismo, si tratta dell’incipit delle Murphy’s Golden Rules, le dieci regole incise su una targhetta appesa al muro alle sue spalle; la prima? “La bellezza è solo pelle superficiale, il brutto va dritto alle ossa”. 

Nei suoi occhiali da sole il riflesso del Mekong scorre imperterrito scandendo le prime luci della mattina.
In un silenzio tra i più sinceri, i minuti si consumano e i posaceneri si riempiono:

Un‘altra birra per piacere!” 
Con ghiaccio?
Massi… grazie.”.

Michael | Fabio Lovati, ©2022

Tempio anglosassone

Da più di quattro anni Michael gestisce la sua attività a Nong Khai, Thailandia, città di confine con il Laos. Il suo Irish Pub è molto più che un semplice locale. È un fortino per forestieri nostalgici che stufi di voltar pagine hanno compreso che era l’intero libro a non aver più un senso. Un tempio, in cui espatriati anglosassoni si liberano da ogni maschera e indossano le vesti dello sballo, macchiate da un passato indelebile.

Da più di dieci anni vivo qui ed è estremamente conveniente. Non solo ci permette di vivere comodamente con i nostri risparmi, ma è anche sicuro, ha temperature calde tutto l’anno e una deliziosa cucina locale” mi confessa Grant, pensionato australiano, che ha scelto di trascorrere la vecchiaia nel Paese del Sorriso: “Con un’assicurazione sanitaria, necessaria per vivere qui, posso accedere anche a servizi medici di qualità, tuttavia è un aspetto che non mi interessa molto”.
In che senso?” chiedo stranito. “Diciamo che per come si stanno mettendo le cose, forse è meglio che dica ai miei figli in Australia dove ho nascosto il portafoglio”.
Dalle fila di sgabelli si erge una voce: “Dillo a me! Passo io da casa tua a dirglielo, fidati!”.

Grant mi guarda, sorride e chiude gli occhi: “Sai, quasi all’improvviso arriva un tempo in cui ci si deve aggrappare al senso dell’umorismo piuttosto che a uno scopo”.

La Cura

Il sole si nasconde ora dopo ora, portando via il caldo e l’umidità. Neon verdi, arancioni e blu colorano il Pub mentre gli ultimi bagliori di luce infuocano la corrente del fiume. Il bancone si addobba di bicchieri leopardati che cameriere premurose si assicurano di mantenere colmi. Nell’ambiente arieggiano allegri sghignazzi e grasse risate.

È tua quella mazza appesa al muro?” 

Michael sorride “Sì, ma nel caso servisse, solo mia moglie potrebbe usarla” indicando una donna dagli eleganti tratti asiatici intenta a servire i clienti. Lei, sensibile, si accorge della nostra attenzione e ci rivolge una vispa occhiata prima di dirigersi in cucina.
I suoi occhi azzurri la seguono fino all’uscio della porta: “È una tigre”, mi dice “e da quando ci conosciamo ci prendiamo cura l’uno dell’altro”. La cura con la “C” maiuscola.

Tanti frequentatori dell’Irish Pub di Nong Khai hanno cambiato vita alla ricerca di una così preziosa medicina per l’anima: un momento trascorso insieme, una carezza, una “Good Conversation” che trascenda le barriere linguistiche.
Penso che qui in molti l’abbiano trovata, così come penso che la nottata per me volge al termine. Mi guardo intorno per gli ultimi minuti che mi sono concesso e cerco di assaporare l’atmosfera di un luogo che mi ha mostrato come spesso le eccezioni, talvolta più delle regole, ti aiutano a restare vivo.

Mentre esco ripenso all’ultima pillola delle Murphy’s Golden Rules:
La luce in fondo al tunnel è il faro di un treno che tira dritto verso di te”.

E ci piace così, perché a quel dannato treno gli rideremo in faccia; e stai pur certo che sarà avvincente.

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