Cambodia NotesLa terra dell'impero Khmer
Tra i Cham che nessuno vuole

Tra i Cham che nessuno vuoleDal taccuino di Gabriele Orlini

Sockha, Muslim village | ©Gabriele Orlini, 2019
Sockha, Muslim village | ©Gabriele Orlini, 2019

Diari dalla Cambogia | Phnom Penh, 26 agosto 2019

Il Sokha Hotel ha un che di arrogante, maestoso, squisitamente asiatico.
Con un valore di cento milioni di dollari, il monolite si staglia immenso a sud della penisola di Chroy Changvar, a Phnom Penh.
Non c’é una ragione evidente per andare in quella parte della penisola – posta tra la congiunzione del Tonle Sap River e il Mekong – a meno che non si voglia giungere proprio al Sokhi.
Ma non ci va quasi nessuno, e le sue lussuose camere restano per lo più vuote.

Potrebbe non esserci una ragione evidente, ma sotto lo skyline del maestoso hotel sorge il Pum Cham, un villaggio musulmano di etnia cham, scampati al genocidio dei Khmer Rossi più di 40 anni fa.
Questo villaggio sulle sponde del Mekong è composto da circa 250 famiglie. Prive di ogni supporto e assistenza da parte del governo, senza scuole o centri sanitari, questi uomini cham sono abili pescatori e, oltre al pesce, fondamentale per la loro stessa sussistenza, raccolgono dalle acque melmose del fiume quanto proviene dalle province del nord: dalla spazzatura ai tronchi d’albero.

Obiettivo di questo lavoro in Cambogia è scoprire quella parte del paese che non trova spazio nelle guide turistiche. Quella lontano dai templi di Angkor Wat o dal Tonle Sap. L’etnia Cham è parte del programma e conoscere la comunità del Pum Cham ci ha preparato alla tappa di Kampong Cham, dove risiede la più grande comunità musulmana del paese

Sockha, Muslim village | ©Gabriele Orlini, 2019
Sockha, Muslim village | ©Gabriele Orlini, 2019

Il villaggio di Pum Cham

Siamo arrivati al mattino presto, un po’ per godere della buona luce, un po’ per dedicare al villaggio tutto il tempo possibile. Non sapevamo ancora bene cosa avremmo trovato, oppure se sarebbero stati disponibili nei nostri confronti.

La prima impressione che ho avuto è stata una sorta di déjà vu: vedendo la situazione del villaggio, le fatiscenti baracche su palafitta fronte le acque del fiume e le barche ormeggiate che servono anche da casa, la mente mi ha riportato subito al Mar di Andamane e ai misteriosi Moken, cercati e incontrati nell’isola di Koh Phayam, in Thailandia, due anni fa.

Una sensazione sparita però in un istante perché i Cham hanno una storia completamente diversa, e i motivi dello stare di questa comunità musulmana relegata ai bordi di una città che vuol essere sfavillante, non è certamente da ricercare in ragioni antropologiche ma squisitamente politiche.

Un giorno intero trascorso tra: bambini giocosi e mezzi nudi, donne cordiali e sorridenti con il capo coperto, uomini ospitali e curiosi, anziani con una dignità solcata nel volto.
Semplici Esseri Umani che stavano incontrando e dialogando con altri Esseri Umani.

La Sokimex Group, proprietaria del Sokhi Hotel, ha da tempo intrapreso un’azione di repressione con ogni mezzo, politico e di polizia, nei confronti della comunità di Pum Cham, perché vengano cacciati da quella porzione di fiume posta proprio sotto le finestre sud dell’hotel.

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