Una storia vissuta a Kampong Chhnang, Cambogia

Il villaggio galleggiante di Kampong ChhnangMirko Maren

In un viaggio ciò che mi rimane più impresso sono i sorrisi genuini delle persone che incontro e che molto spesso raccontano storie di vita uniche.
La sveglia suona presto: alle 6:30 sono già in piedi. Come spesso accade per raggiungere un luogo che mi interessa, cerco il modo più economico per farlo e, molto spesso, sono proprio le mie gambe! C’è anche un altro motivo che di solito mi spinge a muovermi a piedi o con un mezzo mio a noleggio: cercare di entrare in contatto con le persone del luogo ed entrare così in punta di piedi in una cultura diversa dalla mia.

Mi trovo in Cambogia e questa mattina, desideroso di conoscere le persone che vivono nel villaggio galleggiante di Kampong, affronto una camminata di 45 minuti verso il fiume Tonle Sap. 45 minuti di camminata in Cambogia significa molto caldo e strade sterrate. Al passare di grosse auto o camion, un polverone di terra rossa si alza come una nube tossica che si attacca ai vestiti e alla mia pelle sudata. Durante il tragitto è facile incontrare mucche e pecore al pascolo libero e qualche piccola pozza d’acqua con molti fiori di loto.

Kampong Chhanag, Cambogia | ©Mirko Maren, 2022

Fuori dalle rotte turistiche

Arrivato al fiume Tonle Sap la prima cosa che noto sono delle imbarcazioni piccole e lunghe che sfrecciano avanti e indietro facendo un gran baccano. Inizio a percorrere il lungofiume, le persone mi sorridono e mi salutano, soprattutto i bambini che, incuriositi, mi guardano increduli nel vedere uno straniero passare di lì. D’altronde dopo due anni di pandemia e la relativa chiusura del paese molti di loro non avranno nemmeno mai visto uno straniero. 

Inizio a sentirmi un po’ più vicino alle persone. Prendendo confidenza mi avvicino alla prima casa galleggiante che altro non è che una barca con un piccolo molo circondato da fiori di loto e altra vegetazione. Una signora vietnamita mi invita a entrare e mi offre un mango davvero gustoso.
Come spesso accade qui la comunicazione è difficile: poche sono le persone che parlano l’inglese, ma la lingua universale dei gesti riesce sempre ad abbatte ogni barriera linguistica. Proseguo con la mia esplorazione e faccio conoscenza con altre due signore vietnamite. Una di loro è intenta a preparare i Goi Cuon. Si tratta di involtini di carta di riso ripieni di verdure e gamberi, ma possono contenere anche altri tipi di carne come, per esempio, il maiale. Sono una vera prelibatezza vietnamita. 

I bambini, la vera forza del villaggio, possono andare a scuola grazie allo scuola bus in versione barca, possono frequentare le lezioni e imparare a leggere e a scrivere come molti dei loro coetanei. Come molto spesso accade qui in Asia i bambini sono sempre sorridenti e sono incuriositi della mia presenza, mi guardano, mi studiano, alcuni salutano e ridono a crepapelle quando ricambio il saluto, altri un po’ più timidi aspettano qualche secondo prima di fidarsi di me, ma quando succede si abbandonano a sorrisi enormi e pieni di gioia.

Kampong Chhanag, Cambogia | ©Mirko Maren, 2022

Tra sorrisi e incertezze

Per chi si stesse chiedendo per quale motivo insisto nello scrivere che qui le persone sono vietnamite è perché in questa parte del paese la maggior parte delle persone sono di origine vietnamita, migrate dall’ovest del Vietnam e stabilitesi lungo il Mekong e lungo il Tonle Sap, per vivere di pesca, di commercio e di tutto ciò che questi due fiumi hanno dà offrire. L’attuale legge cambogiana, però, non permette ai vietnamiti presenti nel paese di insediarsi sulla terra ferma in forma stabile, e questo a seguito del conflitto indocinese del secolo scorso. A chi non ha la cittadinanza cambogiana non è concesso costruire o acquistare una proprietà sulla terra ferma ed è per questo motivo che gli abitanti di Kampong Chhanag hanno creato il proprio villaggio sull’acqua.

Negli occhi e nei sorrisi delle persone che vivono qui non si scorge nessun odio o rabbia per questa discriminazione. Sono persone sorridenti che non vedono l’ora di far entrare nella loro umile casa uno straniero e condividere con lui qualche attimo della propria quotidianità.

Qui, nel villaggio di Kampong Chhnang, ho potuto respirare la quotidianità di chi abita queste acque, condividendo anche attimi di genuina familiarità. È stata una vera immersione in una cultura molto diversa dalla mia, ma che viene vissuta da persone che sono esattamente come me. Perché potranno cambiare le usanze, le tradizioni o il colore della pelle, ma siamo tutti un’unica umanità e viviamo tutti sotto lo stesso tetto!

Kampong Chhanag, Cambogia | ©Mirko Maren, 2022
Foto e Testo | Mirko Maren
di Rita Sanzi
di Marco Barbieri
DooG Reporter