Conoscere il paese, le sue tipicità, la zona nella quale lavoreremo, usi e costumi, e tutto quanto riusciamo a sapere: è fondamentale per portare a casa un buon lavoro. Curiosità e voglia di informazione ci devono fare da guida nella ricerca.

Taratola, Cambogia | ©Gabriele Orlini, 2019
Taratola, Cambogia | ©Gabriele Orlini, 2019

Cambo Notes: 27 ago 2019
Tarantole come elisir di bellezza

Diari dalla Cambogia | Skoun, 27 agosto 2019

Lasciamo la capitale in direzione est.
Il bus, che in principio era stato indicato come un minivan, percorre le accaldate e roventi vie del centro cittadino per ritrovarsi dopo nemmeno mezz’ora sotto un diluvio torrenziale.
L’autista, che non dava cenni di essersene accorto, prosegue la sua corsa nella provincia cambogiana con la stessa indole di giuda della partenza: a manetta. Ottenendo pure un risultato curioso:  tutti i passeggeri si mettono a dormire, qualcuno russa, i bambini tacciono, probabilmente cullati dal rumore costante della pioggia.

In fin dei conti, il peggiore degli epiloghi meglio viverlo nell’incoscienza donata da Morfeo…
La corsa prosegue e poco dopo due ore, in un improbabile mercato a bordo strada, il bus si ferma. Siamo nei dintorni di Skoun, a circa 50km da Kampong Cham.
Pausa pranzo!

Elisir di bellezza a base di tarantole

Skoun è famosa in tutta la Cambogia per uno dei piatti più tipici del paese: le tarantole.
Si narra che i cambogiani avessero iniziato a mangiare i ragni fritti durante il periodo del regime dei Khmer Rossi di Pol Pot. Data la grande scarsità di cibo e la grande presenza di questi grossi ragni nelle campagne e nelle foreste, i contadini presi dai morsi della fame, iniziarono a cibarsi con ciò trovavano a disposizione.

Altre fonti riconoscono l’usanza delle tarantole fritte in tempi più moderni, all’inizio degli anni ’90, anche se non è ben chiaro come sia nata questa abitudine.
Rimane che le tarantole fritte – di cui Skoun ha il mercato più famoso del paese – sono oggi un piatto prelibato e particolarmente ricercato anche dai giovani.

Le tarantole vengono allevate in buchi nel terreno o raccolte nelle foreste, ai bordi della campagna. Il piatto è molto semplice nella preparazione: olio molto caldo viene speziato con dell’aglio e, successivamente, i ragni, ancora vivi, vengono immersi nell’olio e tolti quando le zampe risultano rigide e croccanti.
Mangiate intere come stanno, in bocca è particolare il passaggio tra la croccantezza delle zampe (prive di carne) e la parte molle all’interno della testa e del corpo, con un gusto che ricorda quello del pollo e del merluzzo.

C’è una fervente credenza tra le giovani ragazze cambogiane: sembra che la tarantola sia un vero e proprio elisir di bellezza e, forse per sostenere il confronto con le thailandesi e le vietnamite, le giovani delle campagne e delle province lo considerano un rito molto importante.

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