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Neil MacGregor | La storia del mondo in 100 oggetti

La storia del mondo in 100 oggetti

Dal taccuino di Natascia Aquilano

Fare un viaggio indietro nel tempo, attraversare due milioni di anni e quattro continenti è possibile. Se poi lo si fa in un anno di totali chiusure e restrizioni, con una pandemia in corso, dove l’unico “viaggio” concesso è il giro del palazzo con il proprio cane (sempre se sei fortunato ad averne uno), non solo è possibile, ma anche necessario.

Ho intrapreso questo viaggio durante il 2020 con la lettura de La storia del mondo in 100 oggetti (Adelphi, 2012) di Neil MacGregor, terminato a maggio 2021. Un viaggio lento e con molte soste, date le sue 731 pagine plastificate e dal peso non indifferente: il peso del tempo, il peso di anni e anni di storia. Attraverso la descrizione dei vari manufatti, la mente è portata a spaziare, a unire i puntini, a passare da un luogo a un’epoca, a una civiltà e, inevitabilmente, anche a fermarsi per riflettere. Questi cento oggetti provengono da circa quaranta paesi diversi del nostro pianeta, facilmente localizzabili dalle mappe inserite in appendice, dove si può appoggiare l’indice, spostarlo di tappa in tappa e catapultarsi ovunque nel tempo e nello spazio.

Un libro – e un progetto – ambizioso e rischioso, se si pensa che nasce come la trascrizione di una trasmissione radiofonica del quarto canale della BBC, andata in onda nel 2010. Neil MacGregor, che è stato direttore della National Gallery di Londra e alla guida del British Museum per molti anni, aveva il compito di raccontare la storia degli esseri umani attraverso cento oggetti da lui accuratamente scelti, tra gli otto milioni presenti nella collezione permanente del British Museum. Per ogni puntata cinque oggetti che l’ascoltatore poteva solo immaginare, accompagnato dalle parole di Neil MacGregor. Con il libro, invece, si va oltre l’immaginazione: ogni capitolo si apre infatti con la foto a piena pagina del manufatto, descritto in maniera molto accurata, sempre da Neil MacGregor, esattamente come faceva in radio. Attraverso questi cento oggetti MacGregor non solo ripercorre la linea cronologica della storia umana, ma anche quella spaziale. Si parte dagli albori della storia dell’umanità con la presentazione di una pietra scheggiata, il primo utensile prodotto dai nostri antenati e rinvenuto in Tanzania, fino ad arrivare ai giorni nostri, con una lampada a energia solare, un oggetto che esprime i timori e le aspirazioni dell’umanità del ventunesimo secolo. Un libro oggettivamente affascinante che mette in luce non solo come gli esseri umani abbiano dato forma al mondo, ma anche come dal mondo siano stati a loro volta plasmati.

Attraverso singoli manufatti immaginati, creati, utilizzati e trasformati dagli esseri umani per affrontare sempre nuove difficoltà, MacGregor ci accompagna tra connessioni storiche, sociologiche e culturali permettendoci così di riflettere sui cambiamenti che hanno determinato la nostra evoluzione. La biografia delle cose cambia nel tempo assumendo spesso significati inizialmente inimmaginabili. E la scienza e le nuove tecnologie hanno dato un forte contributo nel riscrivere la storia delle cose, riuscendo spesso anche a intrecciarsi con l’immaginazione di grandi visionari in un passato più o meno lontano da noi.

Uno dei tanti esempi di oggetto dalla doppia valenza è l’ottantaseiesimo: il tamburo di Akan, fabbricato in Africa occidentale e ritrovato in Virgina, negli Stati Uniti d’America. Il tamburo apparteneva a quel gruppo di popolazioni conosciute con il nome collettivo di Akan e, probabilmente, faceva parte dell’orchestra di tamburi di un loro capo. L’ipotesi è che questo tamburo sia stato usato su una nave di schiavi durante la Tratta atlantica come strumento di controllo da parte degli schiavisti. “Far ballare gli schiavi”, infatti, una pratica tanto grottesca quanto comune messa in opera dai capitani delle navi per impedire ai loro prigionieri di suicidarsi o di ribellarsi. Una volta in America, nelle piantagioni, agli schiavi venne concesso di suonare il tamburo per se stessi. Ma dopo la rivolta del 1739 nella Carolina del Sud, quando i tamburi furono usati per chiamare alle armi gli schiavi durante una violenta rivolta, il tamburo venne considerato un’arma e proibito per legge.

La storia del mondo in 100 oggetti è un libro, un oggetto, una testimonianza del percorso umano, e una chiara dimostrazione di come nulla sia circoscritto: tra le civiltà così come tra i luoghi i contatti sono infiniti.

Testo | Natascia Aquilano
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Natascia Aquilano
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