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Il senso della vita - copertina
Il senso della vita | Jack London - ©Tutti i diritti riservati

Il senso della vita (secondo me)

Dal taccuino di Natascia Aquilano

Ci sono libri che arrivano perché li cerchiamo, altri che fingono di arrivare per caso, in realtà poi scopri che era il momento giusto per leggerli. In conclusione, i libri arrivano sempre al momento giusto!

Ed è quello che mi è capitato quando sono inciampata ne Il senso della vita, questo sconosciuto di cui spesso si parla. Ognuno dice la sua a riguardo, c’è chi lo riconduce all’amore, chi alla vita sociale, chi alla carriera. In un periodo di grande insoddisfazione nei confronti della mia vita, decisi di sentire cosa avesse da dire Jack London a riguardo, a più di cent’anni dalla sua morte.

D’altronde la sua è stata una vita molto avventurosa” pensai, “qualcosa da dire ce l’avrà sicuramente”.

Difatti London abbandonò la scuola a 13 anni, guadagnandosi da vivere in tanti modi e non sempre legali: fece lo strillone di giornali, il pescatore clandestino di ostriche, il lavandaio, l’agente di assicurazioni, il coltivatore, il cercatore d’oro, il corrispondente nella guerra russo-giapponese e in ultimo fu scrittore e fotografo. Jack London è stato tutto quello che voleva essere: avventuriero, viaggiatore, artista, un’innovatore e anche un’attivista dei diritti civili e sociali. In questo suo scritto – un’antologia di testi a carattere sia autobiografico che politico –, mette in luce da un lato le sue ideologie politiche e vitali, a volte un pò confuse, ma pur sempre romantiche, dall’altro il suo lato rivoluzionario, socialista, poliedrico e appassionato della vita.

Vorrei citare un passo tratto dalle pagine 17 e 18:

“… intellettualmente ero annoiato, moralmente e spiritualmente depresso (…) mi sono ricordato dei miei giorni e delle mie notti illuminati dallo splendore del sole e dal brillare delle stelle, dove la vita era tutta una dolce selvaggia meraviglia, un paradiso spirituale di generosa avventura e idealismo etico.(…) Così ho fatto ritorno alla classe operaia, nella quale sono nato e a cui appartenevo. Non mi sono più preoccupato della scala sociale. L’imponente edificio della società che si erge sopra la mia testa non contiene diletti per me. Sono le fondamenta dell’edificio ciò che mi interessa.

Credo che qui Jack London faccia capire il senso della sua vita: rimanere fedele alla classe operaia da cui era nato. Lui stesso dice:

“Prima che mi dessero tutti questi titoli, ho lavorato in una fabbrica di conserve, in una di sottaceti, sono stato marinaio, ho trascorso mesi fra le schiere di disoccupati a cercar lavoro; ed è questo lato della mia vita che io venero di più, e a cui voglio restare attaccato finché vivo.”

Perché leggere Il senso della vita di Jack London?

Dalla quarta di copertina, i curatori del libro sottolineano che ci sono tre buoni motivi per leggerlo:

  • perché a cento anni dalla sua morte, il suo vitalismo incontenibile rimane un motivo a non darsi mai per vinti
  • perché ha riservato in questi scritti la critica instancabile a un sistema sociale che privilegia la competizione e il successo, rendendo sempre più cupa, monotona e triste la vita
  • perché la grinta, il talento, la passione di queste pagine sono una via di fuga dalla nostra solitudine digitale.

Il senso della vita è l’esperienza della vita stessa

Direi che può anche bastare, ma visto che il dono della sintesi non mi appartiene, aggiungerei anche un quarto:

  • perché è un invito a essere appassionati della vita in ogni sua forma, a non restare spettatori passivi, ma a guardarci attorno, curiosare, cercando di vivere pienamente questa vita, per poterne essere testimoni fedeli.

Prendere strade, perdersi in esse, a volte sono quelle giuste, altre no, ma sicuramente sono vissuti che elevano la nostra coscienza. Da qualche anno ci sto provando, mi sto perdendo per le strade di questo mondo e come mi perdo così mi ritrovo.

Sarà forse questa la mia strada? Non saprei! Ciò che so, è che il senso della vita è l’esperienza della vita stessa.

Testo | Natascia Aquilano
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Natascia Aquilano
autore, staff
La fotografia sociale e documentaria è da sempre al centro dei miei principali interessi.
Martina Marini
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