Alida Vanni

Makorelle a Nosy Be

Questa è la storia delle makorelle: così vengono chiamate le prostitute a Nosy Be. Anche se in quest'isola la parola prostituta non esiste.
Testo e Foto:  Alida Vanni

Nosy Be, Madagascar

Anche il Madagascar non sfugge alla prostituzione e al suo mercato che coinvolge perfino ragazzine di dodici o tredici anni. Ma quel che spesso accade su quest’isola circondata dall’oceano Indiano con spiagge bianche e mare cristallino va un po’ oltre il rapporto occasionale. 

Qui infatti, con il tacito benestare della società locale, ha preso piede quello che si potrebbe definire – azzardando nei termini – un fidanzamento d’interesse. Questa è la storia delle makorelle: così vengono chiamate le prostitute a Nosy Be. Anche se in quest’isola la parola prostituta non esiste.

Le ragazze, di diversa età, vivono in modeste capanne di paglia. Il denaro non è mai sufficiente per permettersi una casa più dignitosa o poter mantenere la propria famiglia allargata. Le makorelle hanno più di un amante, spesso all’insaputa del loro “fidanzato” bianco.

Fatima mi racconta un trucco per non farsi scoprire. Usa delle scatoline per conservare i gioielli, ognuna contrassegnata dal nome dell’amante, in modo da non confondersi quando deve indossarli. 

Mary si confida: ha un figlio, avuto da un uomo svizzero. E ancora oggi spera, come promesso, di essere portata in Europa.

Anche i giovani uomini si offrono alle donne bianche. Loro sono i Jobil, ragazzi spesso fidanzati con donne malgasce che acconsentono senza battere ciglio. Storie di vera e propria libertà sessuale.

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