Stagionali

Dall'amicizia nata in un concorso musicale, all'estate vissuta nel lido di Silvi Marina: un viaggio tra stagionalità, fatica e umanità, alla scoperta di un mondo sospeso tra estate e inverno

di Paolo Adduce
Loris seduto su una sorta di trono abbandonato sul bagnasciuga - ©Paolo Adduce, 2025

Cosa succedeva quando l’estate finiva, le sedie venivano accatastate nel magazzino e tutto rimaneva sospeso nel vento dell’inverno?

Silvi Marina, Teramo

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La mia strada e quella di Loris si incrociarono in occasione di un contest per cantautori emergenti. Entrambi eravamo tra i partecipanti, e da qui nacque la nostra amicizia e collaborazione musicale. Poi, nel 2017, Loris, sua moglie e i loro due figli si trasferirono a Silvi Marina, nei pressi di Pescara, dove iniziarono a lavorare in alcuni stabilimenti balneari e ristoranti del posto.

Durante le nostre telefonate, Loris mi raccontava della loro vita e del ritmo ciclico del questo lavoro, scandito dalla stagionalità. Anch’io, da giovane, avevo lavorato nella ristorazione e conoscevo già un po’ di questo mondo, ma ne ero sempre più incuriosito. Volevo vederlo con i miei occhi, viverlo sulla mia pelle. Volevo capire meglio questo modo di vivere apparentemente precario e non lineare. Per farlo, però, dovevo far parte di loro, lavorare con loro, conoscere la loro fatica, la loro visione, il loro mondo dentro e fuori le mura di quello stabilimento.

Così, nell’estate del 2023, chiesi a Loris se poteva farmi assumere come cameriere nel lido in cui lavorava con la figlia Morgana, nel periodo più caotico e folle dell’estate: la settimana di Ferragosto. Dal 12 al 19 agosto lavorai sodo e vissi con Loris e la sua famiglia. Scoprii un mondo di umanità che andava ben oltre le ore di turno. Dopo il lavoro ci si incontrava con alcuni dipendenti, ancora “sporchi di cucina”, per bere e ridere di quello che ci era capitato durante il servizio. Eravamo tutti stanchi ma appagati, doloranti ma felici. Poi a Loris venne l’idea “malsana” di organizzare un concerto la sera del mio ultimo giorno di lavoro. La chiamò la “Cena cantante”. Ogni sera, dopo una lunga giornata di lavoro massacrante, facevamo le prove per il concerto e poi andavamo a bere qualcosa.

La band si chiamava “I Camareros”, ed era composta da Loris, suo figlio Jacopo, io, Mattia (un barman di un altro lido) e Giorgio (un vecchio amico di Loris). La sera del mio ultimo giorno di lavoro il concerto fu un successo. La gente cantava e ballava tra i tavoli e io capii che tutta quell’energia andava raccontata in qualche modo. Tutte quelle persone, compagne di momenti indimenticabili, vivevano in un tempo sospeso e lontano da una vita ordinaria e prestabilita come ce la possiamo immaginare. Ma non era ancora abbastanza per me. Volevo saperne di più. Come vivevano il resto dell’anno? Cosa succedeva quando l’estate finiva, le sedie venivano accatastate nel magazzino e tutto rimaneva sospeso nel vento dell’inverno?

Un ritmo lento

Tornai a Silvi nel maggio del 2024. Era il primo anno che Loris e la sua famiglia prendevano in  gestione la ristorazione del lido dove avevo lavorato l’estate precedente. Jacopo faceva il cuoco, Loris si divideva tra la cucina e la sala. Sua moglie Manuela e la figlia Morgana erano le responsabili del bar e dei tavoli. Al mio arrivo l’atmosfera era molto distesa e il ritmo lento, come al risveglio dopo un lungo sonno.

Pochi clienti abituali si concedevano qualche aperitivo, qualche caffè, pochi gelati. La cucina era più in ordine rispetto ad agosto quando, spettinata, è continuamente in subbuglio. Dopo il servizio del pranzo, anche il personale poteva concedersi di mangiare insieme, chiacchierare e cantare qualche canzone alla chitarra.

Stagionali
Stagionali – ©Paolo Adduce, 2025
Stagionali
Spiaggia quasi pronta ma deserta – ©Paolo Adduce, 2025

Senza mai fermarsi

Tornai a Silvi una seconda volta ad agosto dello stesso anno. Loris mi aveva detto che la settimana più impegnativa, nella quale avrei potuto documentare il “delirio” estivo, sarebbe stata quella che precede Ferragosto. Quell’anno, infatti, oltre al solito movimento di turisti, si sarebbe celebrato un matrimonio. Quando arrivai le spiagge erano gremite di villeggianti in vacanza, il mare traboccava di bagnanti e il bar e la cucina viaggiavano a pieno regime. La differenza rispetto a maggio la si leggeva nei volti tirati dello staff.

Lo stabilimento era aperto dal 21 marzo e da quel giorno non si erano mai fermati. Ad agosto, la stanchezza era palpabile. Non c’era più tempo per fermarsi e rilassarsi. Si usciva di casa la mattina, si mangiava al volo e si rientrava solo per una doccia e qualche ora di sonno.

Il giorno del matrimonio, un sabato, lavorarono dalle 9 del mattino alle 5 del giorno dopo. Non ritornarono neanche a casa. Si fecero un bagno in mare, dormirono un’oretta, poi una doccia al lido e ricominciarono il servizio della domenica. A detta loro, quello fu il giorno più stancante. La stagione era al suo apice e il ritmo incalzava i giorni senza mai fermarsi.

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Loris mostra alla figlia Morgana come si prepara un cocktail – ©Paolo Adduce, 2025
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Jacopo impegnato nella pulizia delle cozze – ©Paolo Adduce, 2025
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Morgana pronta per servire gli invitati – ©Paolo Adduce, 2025
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Stagionali – ©Paolo Adduce, 2025

È un tempo lento, questo, dove il paese riposa e chi vive la stagionalità può concedersi una pausa

Un tempo sospeso

Tornai a Silvi una terza volta a gennaio del 2025. Il paese era irriconoscibile. Appena sceso dal treno fui travolto dal vento freddo e da un odore piacevole e intenso di liquirizia. Qui c’è la sede principale di una fra le più grandi fabbriche per la trasformazione e la vendita di liquirizia italiana.

A “Casa Dalì”, così Loris e la sua famiglia chiamano la loro casa, non c’era Jacopo. Si trovava a Tenerife, dove faceva il cuoco per vivere un’altra esperienza di stagionalità. Morgana, invece, era appena rientrata dalla Germania, dove aveva lavorato per un periodo, sempre nella ristorazione.

Questi mesi sono per loro il tempo della famiglia, del riposo, delle passioni da coltivare e far crescere. Loris, per esempio, dopo la chiusura dello stabilimento si dedica alla musica, componendo nuove canzoni e organizzando concerti in Abruzzo e Piemonte, sua regione d’origine. È un tempo lento, questo, dove il paese riposa e chi vive la stagionalità di un lavoro può concedersi una pausa e, in questa ciclicità, trovare un suo equilibrio.

Testo e Foto:  Paolo Adduce
Editor:  Lisa Zillio
Testo originale in Italiano - Traduzione interna

© Portfolio - Stagionali

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