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Perchè viaggiamo?

Perché, fin da quando si ha memoria, viaggiamo? E non parliamo solo di turismo, fenomeno molto recente e appannaggio di una ristretta parte dell’umanità. Parliamo soprattutto di quella necessità che si impadronisce di una persona per spingerla oltre i propri confini, e a volte limiti.

Questa è la domanda a cui cerca di rispondere Eric J. Leed nel libro “La mente del viaggiatore. Dall’Odissea al turismo globale” (edito da Il Mulino).

Leed inizia il suo libro con una storia del viaggio. Viaggio inteso come una forza in grado di cambiare il corso della storia, come un movimento nello spazio capace di plasmare l’animo umano. Parte dal peregrinare dell’eroe Gilgamesh e del prodeOdisseo fino ad arrivare alle moderne migrazioni e al turismo di massa; passando per la solitudine dei cavalieri medievali, per il viaggio filosofico, quello di scoperta e il viaggio scientifico, per la libertà del vagare dei romantici, per la necessità di rimettersi sulla strada di Jack Kerouac.

Continua poi con l’analisi della struttura del viaggio. Partenza, transito e arrivo sono i capisaldi di ogni spostamento, in ogni epoca.

La partenza è spesso vissuta come trauma, perdita di identità. Viene percepita in modo negativo o positivo a seconda del periodo storico e dei motivi che spingono l’individuo a uscire dalla propria comfort zone. Perché alla fine, partire è rompere quella barriera invisibile che ci lega a un posto e ci definisce come persone in quel determinato luogo.

Il transito è crescita, mutamento, definizione della propria identità. Chi parte e chi arriva raramente è la stessa persona.

L’arrivo… l’arrivo non è un momento, non è la fine ma è un processo che si protrae nel tempo.

Il libro trabocca di storie di individui che si sono messi in viaggio per i motivi più vari e in cui trovare ispirazione. Ma parla anche di intere società viaggianti. E, verso la fine, entra in scena lo spirito del viaggiatore.

Per chi si stia ancora chiedendo se questo libro contenga o meno la risposta alla domanda iniziale “perché viaggiamo“, con questa frase Leed conclude la sua ricerca:

“Non muore chi collega il proprio termine ai propri inizi. Dunque vagate.”

Eric J. Leed
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