Conoscere il paese, le sue tipicità, la zona nella quale lavoreremo, usi e costumi, e tutto quanto riusciamo a sapere: è fondamentale per portare a casa un buon lavoro. Curiosità e voglia di informazione ci devono fare da guida nella ricerca.

Varanasi | Vinicio Fosser ©2019
Varanasi | Vinicio Fosser ©2019

Induismo: un modo di vivere più che una religione

“L’India, a meno di odiarla al primo impatto, induce presto questa esaltazione: fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino”.
Tiziano Terzani

Più che una religione, l’Induismo è un modo di vivere, una filosofia che raccoglie nel suo insieme le regole della società indiana, un’ortoprassi, e darne una definizione univoca è complesso. 

L’induismo è la religione più diffusa in India: circa l’80% della popolazione la pratica; ma non è mai diventata religione di stato.

Per iniziare a capire l’Induismo è necessario conoscerne la chiave di lettura, uno degli elementi fondanti: la legge del Karma. Il karma è l’insieme delle azioni che un individuo compie e andrà a determinare la rinascita successiva. Si basa sulla legge di causa-effetto: quello che faccio ora determina in qualche modo il mio futuro. L’anima è destinata a reincarnarsi nel samsara (il ciclo di vita, morte e rinascita) finché, grazie a un buon karma, lo si annulla nel divino, ottenendo così il moksha o nirvana, la liberazione.

Per un Induista tutto è concatenato: il cosmo, l’energia del mondo, i karma che si incontrano. Seguire una condotta eticamente impeccabile, grazie alle regole imposte dalla propria casta di appartenenza e a dettami morali, di fede e devozione, facilita l’anima a liberarsi dal samsara. Per ottenere la liberazione, infatti, ogni induista segue la legge del dharma, l’ordine cosmico, ovvero l’insieme delle leggi etiche che permettono l’armonia tra gli esseri viventi. 

Le caste

L’India non è concepibile senza caste perché anche queste sono frutto del karma: nascere in una casta invece che in un’altra, infatti, dipende da un preciso karma percorso nelle nostre passate esistenze. Per questo si dice che non sono le caste a decidere la vita ma è questa che ha deciso la casta. La casta più alta è quella dei Brahmini e, storicamente è associata ai sacerdoti, individui puri perché a contatto con le sacre scritture e le divinità dei templi. Oggi, non tutti sono sacerdoti, ma molti di questi continuano a osservare alcune delle pratiche proprie di questa casta. I Kshatriya sono i guerrieri: appartengono a famiglie di re nobili e il loro compito era la difesa del territorio. I Vaishya sono gli artigiani e i commercianti mentre i Shudra sono i contadini e gli operai . Gli Harijians, invece, sono i fuori casta, chiamati anche intoccabili, e sono tutti coloro che svolgono lavori impuri.
Nell’India moderna le caste non esistono più legalmente e, nelle città, si sta cercando una maggiore integrazione. Cosa che invece non avviene nelle campagne e nei villaggi. 

Il pantheon delle divinità induiste è molto complesso e popolato: se ne contano migliaia; ma le tre figure principali che caratterizzano anche le manifestazioni sacre della vita di un induista sono: Vishnu, il conservatore, Shiva, il distruttore e Brahma, il creatore. 

Sette sono le città sacre dell’Induismo e, una di queste, è Varanasi.

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