Conoscere il paese, le sue tipicità, la zona nella quale lavoreremo, usi e costumi, e tutto quanto riusciamo a sapere: è fondamentale per portare a casa un buon lavoro. Curiosità e voglia di informazione ci devono fare da guida nella ricerca.

Varanasi | Vinicio Fosser ©2019
Varanasi | Vinicio Fosser ©2019

Varanasi: dal diario di Vinicio Fosser [3° parte]

Leggi la prima parte del diario a Varanasi

Al ghat Manikarnika seguo l’infradito scalcagnato di un ragazzino che mi chiama “vieni..” cercando di sottrarmi a un paio di altri ragazzini sbrindellati, spuntati al buio… dal balcone ascolto mentre portano un sudario arancione verso la riva e cantano qualcosa che non capisco mentre l’uomo magro – ma sono tutti magrissimi – con la testa rasata e vestito solo di un panno bianco ripete Rama nama satya hai… Rama nama satya hai in una cantilena dolce immergendo il corpo nella madre Gange, un battesimo prima del fuoco.

L’uomo dalla testa rasata, quello più legato al defunto, guida la fila per cinque volte in senso antiorario ed è lui a versare l’olio di sandalo prima di accendere la pira attingendo al fuoco sacro che non si spegne mai e che arde da quando è stato creato il mondo, qui al ghat Manikarnika a Varanasi… lui che si è fatto radere la testa e le sopracciglia nel rituale che lo rende sospeso tra i vivi ed i morti.

Sarà lui a rompere il teschio con un bastone di bambù, alla fine del fuoco per liberare l’anima e a versare una banta d’acqua sulla spalla sinistra per spegnere simbolicamente la pira… da qui – fra undici giorni di lutto e di festa – l’anima giungerà sana e salva alla sponda opposta il dodicesimo, se tutti i riti sono stati osservati correttamente… e le ceneri vengono rastrellate e spazzate nel fiume e un nuovo corpo portato e immerso prima di esser messo a bruciare… anche l’acqua è fuligginosa e scura, quasi bruciata… nuove barche arrivano stracariche di ceppi… li prendono sulle spalle omini scheletrici, manodopera industriosa al servizio della morte.

Gli unici con la faccia triste siamo noi occidentali ma qui ai morti non piacciono gli sfoghi di dolore. La quantità di malessere, povertà, sofferenza e dolore che questa gente sopporta senza lamentarsi, senza aspettarsi di stare meglio presto, senza neppur la speranza di ridurre la fatica è enorme… mentre noi siamo angosciati dalla sola attesa, dal ritardo…

Fuori dalla “zona pedonale” è un continuo strombazzare di clacson… ma è magnifico pensare che vi sono posti nel mondo ove frastuono, polvere e strombazzamenti prosperano, ove non ci sono file ordinate e silenziose, ove esistono dei con testa di elefante scarrozzati da topi, ove gente fuori di testa si spaccia per santi, ove le mucche concimano le strade, le scimmie si scatenano in acrobazie sui pinnacoli dei templi e i bambini mendicano qualche rupia….

Tutto reclamava di esser fotografato… avevo la mia macchina, certo, ma non ci sono riuscito… e …. tutto mi è rimasto nel cuore.

Dal diario a Varanasi di Vinicio Fosser

Varanasi | Vinicio Fosser ©2019

“Diario a Varanasi” di Vinicio Fosser

©2019, Vinicio Fosser | DooG Reporter
©2019, Vinicio Fosser | DooG Reporter
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