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Cambogia
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Kaoh Trong, Cambogia | ©2019, Gabriele Orlini
Kaoh Trong, Cambogia | ©2019, Gabriele Orlini

Kaoh Trong, l’isola dei Re

Dal taccuino di Gabriele Orlini

Diari dalla Cambogia | Kaoh Trong, 30/31 agosto 2019

Gli anziani raccontano la storia dell’eremita Kambu.
Si narra che a questo eremita, di nome Kambu Swayambhuva, il Dio Shiva concesse in sposa la bellissima ninfa celeste Mera, affinché la loro unione potesse dare alla luce la solare dinastia Kambu-Mera.
A quel punto, il sovrano Chenla Srutavarman e suo figlio Sreshthavarman diedero iniziò alla dinastia Khmer: coloro i quali abitavano il “paese dei figli di Kambu

Iscrizione del X sec. e leggenda, parte della storia della Cambogia.

Sono molte le leggende che percorrono questo paese e tutta l’Indocina. Molte frutto della fantasia più popolare, certamente non prive di fascino e romanticismo come, ad esempio, quella che narra l’origine della Cambogia come dote di nozze di una terra emersa dalle paludi:

C’era una volta una bellissima principessa … figlia di un re-drago che regnava su un territorio umido e paludoso. Un giorno la principessa vide un battello, gli andò incontro con la sua barca a remi per dargli il benvenuto. Dal battello, Kaundinya, un brahmano indiano, la vide e colpito da tanta bellezza scagliò una freccia con il suo arco magico. La freccia colpì la barca della principessa costringendola ad accettare la sua proposta di matrimonio. Il padre di lei bevve tutte le acque e offrì come dote la terra prosciugata a Kaundinya perché vi regnasse.
Il nuovo regno venne chiamato Kambuja. 

Non è dato sapere se questa leggenda sia frutto della fantasia popolare, o nata come favola da raccontare ai bambini, oppure tratta da una qualche verità seppur persa nel tempo dei tempi.
Ma va detto – a onor di cronaca – che leggende analoghe sono riportate per la nascita anche altri luoghi o isole un po’ in tutto il mondo, anche in Europa, il che rende appunto quest’ultima versione più vicina a una favola.

Quello che è sicuro, però, è la grande varietà delle credenze popolari del sud-est asiatico e di quanto i nomi possono essere variegati e diversi nel significato a seconda della persona con cui si parla o si chiede spiegazioni.

Cambogia | Drone preview ©Alida Vanni, 2019

Kaoh Trong, l’isola dai mille significati

Di fronte la cittadina di Kratìe, chiamata anche con il suo nome khmer Krong Kracheh, nel mezzo del Mekong, un banco di sabbia di circa 10km ha formato nei secoli l’isola di Kaoh Trong.
Durante il conflitto con il Vietman, Kratìe fu teatro di battaglie molto sanguinarie per il controllo del territorio anche se l’isola non fu mai “conquistata” ma, anzi, rimase un terreno di fuga e di salvezza per molti khmer.
Sarà per questo motivo che il nome dell’isola, Kaoh Trong, spesso viene tradotto anche come Isola delle gabbie (di sabbia), sia per indicarne la sua origine ma anche come riferimento alla facile difendibilità delle sue coste, contornate da ampie secche di sabbia.
Un’altra traduzione del suo nome, forse la più romantica, è Isola dei Re e fa riferimento allo splendore dell’impero Khmer durato per sei secoli, anche se in realtà questa definizione non trova grandi conferme tra la popolazione locale.

Parlando con la gente del posto, sembra invece che, molto semplicemente, il nome dell’isola significhi Isola dei Pomelo, in riferimento alla grande quantità di questi agrumi – i più antichi agrumi coltivati dall’uomo – e dei rigogliosi alberi presenti nel terreno di quasi ogni abitazione o lungo l’unica strada presente sull’isola.

Kaoh Trong, l’isola dei Rei o dei Pomelo, a seconda del grado di romanticismo cui si aspira parlando dell’isola, è oggi un territorio straordinario ricco di terra coltivata a riso, banani, pomeli, pascoli per il (poco) bestiame, una quantità di cani pari al numero delle famiglie presenti sull’isola, due antiche Pagode con un gruppo di giovanissimi monaci, un’area protetta per le volpi volanti e un programma di salvaguardia del territorio e delle acque dolci del Mekong.

Giovane monaco, Wat Tay Param Kbal Koh | ©2019, Gabriele Orlini
Giovane monaco a Wat Tay Param Kbal Koh, Kaoh Trong | ©Gabriele Orlini, 2019

Sul versante sud-ovest dell’isola, a pochi metri dalla costa, si trova un villaggio galleggiante dove vivono 76 famiglie vietnamite, con il proprio dialetto, i propri usi e costumi. A loro non è concesso insediarsi sulla terra dell’isola a seguito della grande rivalità durante il terribile conflitto indocinese del secolo scorso. Ma, nonostante questo divieto che li costringe a una vita sull’acqua, alcuni di loro vengono impiegati in alcune attività di sostentamento dell’isola.

Kaoh Trong, molto probabilmente, non sarà l’Isola dei Re, ma è certamente un posto che una volta visto è stato molto difficile da lasciare. Un piccolo paradiso verde e gentile.

Testo | Gabriele Orlini
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Racconto le storie dei singoli, uomini e donne che insieme formano quel puzzle scomposto chiamato Umanità e a cui tutti, in qualche modo, apparteniamo.
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