Joyce Donnarumma

Alzaia

Un'alzàia mi ha trascinato in un mondo ancora sospeso tra un fascinoso passato e un incerto futuro: il mondo dei Moken, gli ultimi nomadi del mare.
Testo e Foto:  Joyce Donnarumma

Kho Phayam, Thailandia

La chiatta si avvicina lentamente, si è accolti dai bambini che cantano  in inglese – Another head hangs lowly, Child is slowly taken and the violence, caused such silence, Who are we mistaken? –

Sono la voce di un popolo che vive tra le isole dell’arcipelago Mergui al  confine tra Thailandia e Birmania. Immerso nei miti dell’acqua e del vento, viveva seguendo il flusso del sole e del ciclo lunare, lontano dal nostro tempo, con la propria cultura orale.
In mare per la maggior parte dell’anno, si fermavano sulle isole solo  da  maggio a ottobre con l’arrivo del monsone. La pesca la prima fonte di sostentamento, le loro case barche in legno chiamate Kabang.

Privi di nazionalità, gli “Zingari del mare”, sono stati spesso sfruttati e perseguitati dai popoli vicini e il loro stile di vita fortemente minacciato. Con l’arrivo dello tsunami del 2004 si sono intensificate le misure di sicurezza prese dai governi. Le restrizioni imposte sulla pesca e sull’utilizzo degli alberi per la costruzione del Kabang rendono sempre più difficile tramandare le loro conoscenze. Costretti ad abbandonare le barche, ora vivono sulla terraferma, nelle riserve, frequentate da turisti curiosi.
Non si può respirare, nessun vento fresco.

Alzaia | Joyce Donnarumma, ©2017

Eppure i Moken avevano previsto l’arrivo di La Boom – la grande onda che inghiotte, grazie alla loro profonda conoscenza del mare, mettendo in salvo  se stessi e molti abitanti e turisti delle isole.

Poi su di loro, a minacciarli di affondare, si è abbattuta la modernità.
Il crescente sfruttamento del mar delle Andaname, tra turismo, trivellazioni e mercato ittico, ha costretto molti di loro ad integrarsi nelle società confinanti. Per chi resiste inquinamento e dilagante alcolismo.

Cambiata è la loro percezione del mondo, cambiati sono i loro costumi, eppure non si spezza il legame ancestrale che hanno con il mare. In queste spente acque i piccoli Moken vivono i loro primi passi, si tuffano, nuotano, giocano ed io per un giorno mi immergo con loro.
Un’alzaia mi ha trascinato in un mondo ancora sospeso tra un fascinoso passato e un incerto futuro.

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