Mekong Notespercorrendo la madre delle acque
Abbandonarsi a Sala Keoku

Abbandonarsi a Sala KeokuDal taccuino di Gabriele Orlini

Sala Keoku, Nong Khai | ©Gabriele Orlini, 2022
Sala Keoku, Nong Khai | ©Gabriele Orlini, 2022

Settimo di otto figli, la leggenda vuole che il giovane Bunleua Sulilat cadde in una grotta vicino a Nong Khai in Thailandia, sua città natale. In quell’occasione, l’incontro con l’eremita Keoku – che divenne suo padre spirituale – cambiò completamente il corso della sua vita.
L’apprendistato durò molti anni e una volta terminato, pieno degli insegnamenti di Keoku e alimentato da una natura eccentrica, Sulilat decise di dedicarsi alla scultura monumentale.

Nel 1958 iniziò la costruzione del suo primo giardino di figure in animo buddista nella vicina Ventiane, in Laos. Però, a causa dell’instabilità politica del paese dopo la rivoluzione comunista del 1975, Sulilat decise di attraversare il Mekong e tornare nella sua terra natia, a Nong Khai. Qui, nel 1978, scelse di proseguire il suo lavoro in grazia del Buddha con la costruzione del grande parco di sculture monumentali, conosciuto oggi come Sala Keoku, o Wat Khaek, in onore del suo maestro e della magnificenza dei suoi insegnamenti.

La personalità eccentrica e accattivante di Sulilat, e la miscela di buddismo e induismo che professava esercitarono un grande fascino su alcuni abitanti del luogo, così Sala Keoku divenne una sorta di sede di una setta religiosa. A Sulilat fu conferito il titolo di Luang Pu – solitamente riservato ai monaci – nonostante lui fosse ancora (e lo rimase fino alla sua morte) un uomo laico.

Furono necessarie enormi quantità di cemento e furono interamente donate da centinaia di fedeli, gente semplice, quelle stesse persone che lavoravano senza essere pagati alla costruzione delle enormi statue, alcune delle quali alte più di 25 metri.

Alcuni residenti della zona consideravano Sulilat un pazzo, ma questo non impedì il completamento del magnifico e misterioso giardino di Sala Keoku, questa enorme e magnetica opera in onore del Buddha dove Sulilat trovò la morte nel 1996, a seguito di una caduta da una delle grandi statue. Il suo corpo mummificato è ancora oggi conservato al terzo piano dell’unico edificio presente, che funge anche da tempio (Wat) a Sala Keoku.

Il Buddha in meditazione protetto dal Naga (Sala Keoku) | ©Gabriele Orlini, 2022

Il Buddha e il Naga a sette teste

Tra le centinaia di statue e rappresentazioni karmiche e buddiste presenti nel parco, quella che cattura più di altre lo sguardo del visitatore è l’immensa statua del Buddha in meditazione sotto la protezione del serpente Naga a sette teste.
Pur facente parte di una delle più solide leggende buddiste, questa disegnata da Sulilat spicca per la sua particolare rappresentazione del serpente Naga che, seppur stilizzato, a quasi 30 metri di altezza assume una veridicità e una naturalezza tale da poter sentire il sibilo delle sette lingue.

Forse, però, la parte più enigmatica del parco è la Ruota della Vita, un gruppo circolare di sculture in più parti che rappresenta il ciclo karmico di nascita e morte attraverso una progressione di personaggi simili a tarocchi. La composizione culmina con un giovane che fa un passo attraverso la recinzione che circonda l’intera installazione per diventare una statua di Buddha dalla parte opposta della ruota. La Ruota della Vita è l’unica scultura monumentale dove è possibile accendere gli incensi votivi e apporre le corone di fiori sulle statue.

Sala Keoku o Wat Khaek si trova a circa 5 chilometri a est della cittadina di Nong Khai, sulle sponde di quel tratto del Mekong che segna il confine tra la Thailandia e il Laos.

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