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Raccontare è vicinanza

Raccontare è vicinanzaDal taccuino di Rita Sanzi

Intervista a Rita Sanzi
Le finestre dei miei vicini | ©Rita Sanzi

Abbiamo chiesto ai nostri autori e al nostro network di rispondere a tre domande su come stanno affrontando questo difficile momento storico. Ecco qui l’intervista a RITA SANZI, giornalista e autrice di DooG Reporter.

C’è una bellezza del mondo, anche banale, che hai riscoperto in questo periodo?

Nei sessanta giorni chiusa in pochi metri quadrati (e in questa manciata di ultimi giorni, fatti finalmente di passeggiate e di caffè d’asporto) io ho riscoperto un tempo e dei pensieri finalmente lenti. Ho riletto quello che ormai avevo dimenticato e recuperato libri in lista da troppo tempo, ho capito con sorpresa che cucinare mi piace, ho scritto di notte e dormito dopo pranzo, ho smesso di programmare e affrettarmi.

Ho riscoperto la capacità che abbiamo di attraversare le cose che succedono, di reinventarci davanti a mutamenti più grandi di noi e dei nostri progetti, di compensare e di colmare mancanze trovando nuovi modi di esserci per chi amiamo.

Come credi la tua professione sia cambiata o cambierà?

Cerco di non chiedermi quello che mi “succederà” come giornalista; le risposte che mi fornisco, di fronte alle mie stesse domande, mi spaventano. Non riesco ancora ad immaginare una maniera nuova di raccontare le vite che non sono la mia. Dare vita a una storia, scrivere un reportage, è vivere accanto a quelli che racconterai nel posto che descriverai. Raccontare è vicinanza. Per adesso voglio pensare, forse illudendomi, che sarà di nuovo possibile un mondo fatto di gente che si incontra senza dover avere paura degli altri.

Un’immagine, un libro e una canzone che rappresentano per te questo periodo.

L’immagine che mi tornerà in mente più spesso, quando penserò a questi momenti, sarà quella delle finestre dei miei vicini: le loro voci e le loro liti, il loro bucato steso, sono stati il mio contatto con il mondo esterno, la consolazione del non essere sola quando le pareti della mia camera mi opprimevano.

I libri che, invece, hanno più lasciato il segno sono stati quelli dell’Antico Testamento, che ho potuto rileggere con l’attenzione che meritano: la nostra impotenza e la nostra caducità di fronte e nella Storia sta tutta lì.

E poi il romanzo Il cielo comincia dal basso di Sonia Serazzi. L’ho letto il giorno del mio compleanno, a tre giorni dall’inizio del lockdown: leggevo e piangevo, immaginandomi con la mia famiglia e di fronte al mio mare che era invece lontano.

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