Alice, il volto umano della maternità rurale

A Kabale, in Uganda, la levatrice tradizionale Alice segue parti in casa lontano dagli ospedali. Tra le sue pazienti, un'ostetrica di professione. Un racconto sul confine tra sicurezza clinica e fiducia culturale

di Paolo Patruno

In Uganda migliaia di donne partoriscono ancora in casa, assistite da levatrici senza formazione medica ma con l'autorità che viene dalla fiducia della comunità.

Kabale, Uganda

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In Africa, per le donne che vivono in zone rurali, il parto in casa non è solo l’unica opzione data dalla mancanza di strutture vicine. In molti casi è anche una scelta voluta. Nel corso del mio progetto BIRTH IS A DREAM, sulla salute materna in Africa, ho visto donne costrette a sistemarsi in reparti sovraffollati, sole, dormendo per terra in attesa di partorire, a volte anche per intere settimane. 

È così che ho capito perché molte donne possono temere il modo in cui verranno trattate nelle strutture sanitarie. Nei reparti maternità manca spesso qualsiasi forma di privacy. Queste giovani madri si trovano a partorire una accanto all’altra, talvolta completamente nude e assistite solo da personale maschile, mentre infermiere esauste le rimproverano perché urlano troppo per i dolori del travaglio. 

©Paolo Patruno
Alice ascolta il battito cardiaco del feto con un corno di Pinard durante una visita a una donna incinta. Kabale, Uganda – © Paolo Patruno

Il parto in casa, al contrario, pur comportando rischi maggiori, offre un ambiente più intimo, rispettoso e familiare. A occuparsi delle donne prima, durante e dopo il parto sono le levatrici tradizionali (Traditional Birth Attendants – TBA). Queste figure non hanno una formazione medica formale, ma godono di fiducia e autorevolezza all’interno delle comunità.

Mentre mi trovavo a Kabale, in Uganda, ho incontrato una TBA di nome Alice. Seguire e documentare il suo lavoro è stata un’esperienza molto impegnativa ma al tempo stesso molto importante. Parlare con Alice, vederla all’opera, raccontarle perché desideravo documentare un parto in casa mi ha permesso di entrare in questo mondo così sfaccettato.

Alice è una levatrice tradizionale che accoglie madri provenienti da tutta l’Uganda, e che preferiscono partorire in casa invece che nelle strutture sanitarie pubbliche. Alice mi ha raccontato di essere stata istruita alla medicina tradizionale da sua nonna, imparando a utilizzare erbe officinali per prevenire diverse malattie, infezioni e malformazioni, e anche per alleviare il dolore pelvico durante il parto o per indurre il travaglio.

Kabale, Uganda – © Paolo Patruno
Una donna raggiunge l’ostetrica tradizionale a bordo di un mototaxi. Molte donne affrontano la gravidanza completamente sole e, soprattutto, vivono il momento del parto senza alcun sostegno psicologico o fisico da parte dei mariti o dei partner – © Paolo Patruno

Un giorno arrivò in visita una donna usando un mototaxi come mezzo di trasporto, e quando Alice mi spiegò chi fosse, all’inizio rimasi stupito, ma non era altro che la conferma di quanto avevo già visto. Questa donna era un’ostetrica di professione che però aveva scelto di partorire in casa perché qui si sentiva rispettata, ascoltata, e protetta, più che nell’ospedale in cui lavorava. 

Dopo una settimana che ero a Kabale, squillò il telefono. Era Alice che mi diceva: “Paolo puoi venire, c’è una donna che oggi deve partorire. Le ho spiegato perché vorresti seguire il suo parto con me, e lei ha risposto che è d’accordo. Le ho detto che hai la mia fiducia”.

È stato così che, dentro e fuori una stanza della sua casa, usata come sala parto domestica, per 5 ore ho avuto la possibilità di seguire tutto il travaglio, osservando come Alice si è presa cura in ogni momento della giovane madre, fino alla nascita del suo bambino.

Testo e Foto:  Paolo Patruno
Testo originale in Italiano - Traduzione interna

© Portfolio - Alice, il volto umano della maternità rurale

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