Matteo Placucci
Il colore della terra
Matteo Placucci

Il colore della terra

Una storia vissuta in

Nel corso di uno dei miei ultimi viaggi in giro per l’Africa ho notato una cosa semplice ma che mi ha fatto riflettere: tutti i bambini poveri hanno addosso lo stesso colore, il colore della terra.
Mentre li fotografavo, mi sono reso conto che gli indumenti che avevano addosso avevano assorbito, si erano impregnati del color rosso della terra africana. Questo non dipendeva da cosa stessero indossando: se erano fortunati a volte avevano veri e propri vestiti della loro taglia, altre volte soltanto un enorme capo d’abbigliamento di tante taglie più grande che gli sarebbe dovuto bastare per gli anni futuri, o per lo meno, finché non cadeva a pezzi. A ogni modo, indipendentemente da quello che indossano, questi capi diventeranno col tempo tutti dello stesso colore, il colore della terra sulla quale giocano, il colore della terra sulla quale ogni giorno camminano ai bordi delle strade per andare a scuola, il colore della terra che li investe ogni volta che gli automezzi passano accanto a loro. Perché in Africa i bambini giocano così, ai bordi delle strade, seduti a terra davanti a casa, correndo e rincorrendo uno pneumatico, giocando semplicemente con la terra stessa sulla quale sono seduti. Tutto questo sempre con un enorme sorriso.

Riguardando queste foto sono tornato alla mia infanzia, ai giorni nei quali, uscito da scuola, correvo nei campi di grano appena arati; insieme agli amichetti ricordo che spostavamo interi blocchi di terra umida e con quelli immaginavamo di costruire case, muri, fortezze. Quando giocavo da solo, invece, mi incamminavo lungo questi “enormi” solchi fatti dal trattore e passavo il tempo a cercare sassi, vetri e piccoli oggetti nascosti, immaginando che fossero rimasti sepolti per decenni. La mente vagava, i pomeriggi passavano felici e la fantasia era un’ottima compagna di gioco. Con questo non penso di essere stato un bambino povero e nemmeno di avere avuto un infanzia svantaggiata, anzi, ripensandoci adesso da adulto penso di avere avuto un infanzia davvero felice.

Riguardando le foto che ho scattato a tutti questi bambini in giro per l’Africa mi sono trovato a sorridere e mi sono reso conto che anche io avevo lo stesso sorriso mentre giocavo nella terra, mentre mi sporcavo le ginocchia d’erba, mentre ero all’aria aperta.
Tutti i bambini poveri dell’Africa hanno addosso il colore della terra e alla fine tutti i bambini che hanno addosso quel colore sono felici, sorridenti e ricchi, ricchissimi di quella cosa che li porterà a vivere nel mondo che desiderano, nel mondo che si creeranno con le loro mani.

Questi bambini saranno ricchi di fantasia, una cosa che ai nostri tempi purtroppo si sta perdendo. Lasciamo i bambini liberi di sporcarsi, di correre, di cadere. Portiamoli in mezzo al verde a scoprire i colori e le meraviglie della natura, al mare a raccogliere le conchiglie e a notarne le loro differenze. Portiamoli alla ricerca di qualcosa che non c’è ma che loro, con la loro fantasia, riusciranno a vedere. Indipendentemente dalle nostre condizioni sociali ed economiche, penso che avremo bambini sorridenti che sorrideranno alla vita.

Testo e Foto | Matteo Placucci
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Matteo Placucci
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