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La Coscienza di Zeno
La Coscienza di Zeno | Italo Svevo - ©Tutti i diritti riservati

Una presa di coscienza

Dal taccuino di Andrea Calandra

La Coscienza di Zeno, di Italo Svevo, è un libro che parla dei mondi interiori, composti da precari equilibri, pesi e contrappesi, che a volte si rompono; salite e discese che possono invertirsi a seconda del punto di vista.

Zeno Cosini è un uomo comune, benestante, sposato e con una buona posizione sociale. È però un fumatore accanito e per smettere il suo terapista lo obbliga a scrivere un’autobiografia, attraverso la quale, come la punta di un iceberg, scopre che la sua incapacità di accendersi l’ultima sigaretta, deriva da un disagio profondo, da una sorta di insicurezza atavica, che costituisce le basi del suo essere. 

La sua moltitudine di problemi, mai veramente affrontati, dal non-rapporto con il padre, alla casualità che lo ha portato a vivere un matrimonio con Augusta, di cui non è veramente innamorato, se non a tratti, quando ne ha più bisogno, quando è più insicuro, non sono che le fragili fondamenta su cui si basa l’uomo moderno del ‘900. 

Nonostante la sua sia una vita apparentemente realizzata – guadagna bene, ha una moglie, è un uomo rispettabile, in realtà il suo passato – ne prende man mano coscienza, è costellato da mezze vittorie e delusioni. Il suo cognato Guido, che stima e che a tratti appare essere un punto di riferimento, è al contempo l’odiato rivale che ha sposato la donna che amava veramente: Ada.

Questa complessità che l’autore riesce a trasmettere grazie a Zeno nei rapporti con le altre persone, è straordinaria. È il riflesso di se stesso certamente, ma lo è anche di tutti noi.

La relazione che Zeno instaura a un certo punto con una giovane ragazza di nome Carla, è forse l’apice della sua fragilità. Ha paura di invecchiare, ci pensa spesso e con lei si sente giovane, ma parallelamente, più trascorrono insieme del tempo, più si sente di nuovo attratto da Augusta, sua moglie, che costituisce il suo porto sicuro e lo fa sentire protetto. 

L’opera di Italo Svevo è un’incredibile analisi della psicologia umana, soprattutto maschile: le sfumature che riesce a cogliere e a cristallizzare tramite Zeno, sono le stesse dell’uomo (inteso come genere), moderno. È forse il periodo di inizio della crisi d’identità, o meglio, della crisi della mascolinità, che oggi rende l’uomo incapace di accettare le proprie fragilità e insicurezze, proprio come fa Zeno, che le mette da parte, una dopo l’altra, andando avanti con la sua vita, per ritrovarsi un giorno, infelice.

Pensieri personali

La Coscienza di Zeno è un’opera che ti “costringe” a prendere in esame le tue insicurezze e fragilità, a guardarti dentro. Per per me è stato uno di quei quattro, cinque libri che hanno costituito un punto di svolta nella mia crescita personale, in particolare nella presa di coscienza di quello che potevo saper fare; non vincendo dubbi e paure, ma accettandoli come parte del mio essere.

Non può essere un caso che in quel periodo ho deciso di realizzare la prima storia, un reportage, che comportava una serie di sfide, soprattutto con me stesso – ora ne sono consapevole. Decidere di raccontare il popolo dei Masai, che mi aveva profondamente affascinato, istintivamente anni prima, ma farlo come volevo io, dall’interno, portando laggiù me stesso, ne più ne meno, con tutto il mio bagaglio di limiti e incertezze, gestendoli poi uno per uno, così come faccio quotidianamente. 

Testo | Andrea Calandra
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