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Poesia d’argilla

Sapevo che avrei fatto questo viaggio.
Lo decisi nell’attimo in cui, casualmente, vedevo scorrere delle immagini su Tiebelè, un villaggio al sud del Burkina Faso.

Presto mi ritrovo in questa affascinante realtà. L’atmosfera che ho davanti è coinvolgente, emozionante, seducente. Le case appaiono quasi come gigantesche terrecotte decorate.
Secondo un’antica tradizione che risale al XVI secolo solo le donne hanno il compito di abbellire il proprio villaggio decorando l’esterno delle case.
Le pareti vengono quindi dipinte di rosso, nero e bianco ottenuti da coloranti naturali come il caolino, il carbone, l’argilla e lo sterco di vacca. Con delle bacche fatte bollire si ottiene una tinta nera che verrà stesa con una piuma per realizzare i decori geometrici.

Queste case sono dei veri e propri monumenti alla creatività.
Mi accorgo che una donna rimane seduta e non partecipa al decoro, Mi spiegano che le donne con il ciclo mestruale sono in quel momento impure e quindi non devono in alcun modo decorare le case.

Cosa può sbocciare dallo sterco di vacca, dalle bacche, da una piuma di uccello, dalle foglie! Cosa può nascere dagli elementi che la stessa natura ti offre! Percepisco che è così tutto puramente restituito alla terra!
Le donne africane sono tante mani che lavorano: sono la vera forza su cui può contare il continente africano.

Dell’Africa si conosce bene la disperazione, la sofferenza, quasi mai si parla della serenità, dell’armonia, della semplicità, della ricchezza della loro povertà… della poesia fatta anche di argilla.

Burkina Faso | ©Alida Vanni, 2019
Burkina Faso | ©Alida Vanni, 2019

Alida Vanni

Sono nata a Cagliari e vivo a Milano. Per 20 anni ho lavorato per le più importante riviste di moda. Poi l'amore per il reportage. L’esperienza della moda mi ha dato molto, ma dopo anni di click studiati per trasmettere emozioni artificiali, il mio occhio aveva bisogno di altre realtà. Cerco una fotografia per niente assordante, una composizione gradevole, che faccia riflettere senza infastidire l'occhio. Voglio che le mie immagini siano godibili da tutti, che non siano esclusive. Mi piace l'eleganza nascosta nel mondo: in quell'attimo, in quella frazione di secondo che poi non c'è più ma c'è stata, perchè per un attimo l'ho vista. Trovare la propria dimensione nella fotografia significa porgere il proprio sguardo fotografico ad una realtà che l’occhio vede con mille sfaccettature diverse. I segni che lascia l'uomo, la storia, la bellezza insita nella quotidianità della espressione, il tutto amalgamato dalla potenza della luce .... l’altra metà del lavoro!
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