Gabriele Orlini

Leggeri, e nel vento

Come un miraggio nel deserto, una lunga e disordinata distesa di piccole e croci e peluches, dove la vita e la morte abbaiano allo stesso modo.
Cemeterio de mascotas, Calama (Chile) - ©Gabriele Orlini, 2023

Gracias por todos, Panchito...

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Arrivi stanco alla sera. Con i vestiti pieni di polvere. E in bocca il gusto secco della terra.
Dopo aver guidato per poco meno di 1.300 km nel deserto cileno tra la cordigliera andina, ricca di anfratti sempre troppo distanti per poterli toccare e che incorniciano un cielo blu capace di schiacciare ogni dimensione e prospettiva, ciò che realmente mi ritorna alla mente è la grande quantità di cani lungo il bordo della strada.

Dormono, corrono, ti guardano perplessi.

E qualcuno, forse perchè incapace di schivare le rare macchine o camion che mangiano la polvere sulla lunga striscia di asfalto, o forse perchè troppo stanco per continuare il suo cammino lungo il bordo del deserto… lo capisci che lui, ora, è libero. Leggero. Nel vento.

Anche se nei minuti successivi, nella tua mente, rimane impressa l’immagine di quella parte di asfalto macchiato.

E quando ti fermi in qualche sparuta cittadina nel deserto – che sembrano uscite dalla sceneggiatura di qualche film anni ’70 – dal nome ricco di storia e di storie, costruita sulla via delle grandi miniere e poi dimenticata – tranne che dai suoi abitanti – dove il silenzio arreda le vie e l’unica piazza, ti accorgi che i cani sono randagi solo al fresco del mattino e alla brezza della sera. Nella calura del giorno trovano riparo nelle case e nei giardini dei loro…accompagnatori.

Da queste parti, in questo sperduto e polveroso deserto cileno che di Atacama ne porta il nome, plasmato dalla storia post-colombiana prima e dallo sfruttamento delle ricche miniere di rame e giacimenti di litio poi, è consueto che il cane possa avere più “padroni”… che più persone possano prendersi cura di quel quadrupete polveroso e zampettante, dallo sguardo cupo e perplesso… ma lo è solo fintanto che non ti avvicini. Lo sguardo cupo e perplesso si trasforma in una pancia all’aria da accarezzare e una bocca con cui “compartire” il tuo pasto. E quando chiedi – all’accompagnatore di turno – quanti anni ha, la risposta è sempre la stessa: è giovane oppure è vecchio.

E così, nel tuo cammino nel deserto di Atacama, i cani che incontri sono giovani oppure vecchi. E li puoi chiamare: Rubio, Calle, Cabo, Blanco, Negro, Nano, Pavo, Panchito… uno di questi sarà sicuramente corretto. E loro comunque sceglieranno di non guardarti. O di diventare, per un istante, il tuo amico mono-porzione: per una volta in quell’istante.

E tu li ricorderai, nei giorni a seguire. Semplicemente perchè, quel giorno, quando alla sera arriverai stanco e con il deserto addosso, avrai incontrato più cani che persone.
E le persone, lo sappiamo, a volte ci stanno antipatiche.

Cemeterio de mascotas, Chile

Un lungo istante nel tempo

Il tempo è una delle poche cose che non puoi fermare. Nemmeno la fotografia, anche la più nobile, non è capace di farlo. Fissa un istante in un fotogramma, ma il tempo – quello vero – continua a scorrere. E, per la più semplice legge della natura che tutto ha un inizio e una fine, anche per quelle anime scodinzolanti e impolverate che popolano i bordi delle strade del deserto di Atacama, dalla Bolivia al Cile, arriva quell’istante dove tutto si trasforma.

Bod Dylan ha scritto: “Time is an ocean but it ends at the shore – Il tempo è come l’oceano, ma finisce sulla riva”. Ed è questa l’impressione che ho avuto, percorrendo il lungo serpentone nel deserto. Quando giunto ai bordi di una cittadina pure fosse sulla costa del Pacifico, fronte il grande oceano, una lunga distesa di piccole croci, di piccole cucce nella forma più varia. Alcune abbellite con un piccolo peluche, a ricordo e testimonianza di un tempo che fu.

E se la vita è stata trascorsa ai bordi di un strada nel deserto o nel giardino di casa, il secondo tempo della vita non più terrena merita un posto in prima fila. Anche fosse fronte al vasto oceano dalle onde impetuose.

E percorrendo quella lunga distesa di piccole e disordinate croci, lunga centinaia e centinaia di metri, dopo un primo istante di smarrimento… se ti fermi a guardare nel silenzio del deserto che ti rimbomba nelle orecchie, li puoi sentire abbaiare, giocare, correre, azzuffarsi.

Sarà un miraggio del deserto… ma qui non siamo in Africa dove la sabbia è color dell’oro e tutto cambia con il primo soffio di vento. Qui siamo in Sud America. E il deserto di Atacama, testimone di guerre e conquiste, ha una sola grande certezza: vita e morte abbaiano allo stesso modo.

Cemeterio de mascotas, Chile
Cemeterio de mascotas, Calama (Chile) – ©Gabriele Orlini, 2023
Testo e Foto:  Gabriele Orlini
Testo originale in Italiano - Traduzione interna
Cile
Atacama, Cile
DooG's Founder
2019_Gabriele_Profile
Italia
Documentary Photoreporter

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