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Il tempo lento

Il tempo lentoDal taccuino di Barbara Silbe

Barbara SIlbe
Boschi dell'Alto Adige | ©Barbara Silbe

Abbiamo chiesto ai nostri autori e al nostro network di rispondere a tre domande su come stanno affrontando questo difficile momento storico. Ecco qui le risposte di BARBARA SILBE, giornalista, fotografa, photo editor e direttore responsabile della rivista di cultura fotografica EyesOpen! Magazine.

C’è una bellezza del mondo, anche banale, che hai riscoperto in questo periodo? 

Il tempo lento e con la mia famiglia è stata la cosa più preziosa di queste settimane, così come il non dover correre appresso a orari e scadenze quotidiane, che mi ha permesso di riordinare sia le mie idee che la casa. Diciamo che ho fatto del mio meglio per non subire troppo la situazione e la chiusura, ma di avere parte attiva in ogni giornata senza lamentarmi. Fare comunque attività fisica e attività mentale è stato il mio antidoto. Non ho nessun amico o parente malato, quindi mi ritengo una persona fortunata. E dovremmo tutti apprezzare il fatto che questa pausa forzata abbia generato aria e ambiente più puliti. Chissà che questo non faccia pensare e agire diversamente tutti quanti quando si riprenderà a correre.

Come credi la tua professione sia cambiata o cambierà?

La mia professione ha diverse ramificazioni. L’aspetto giornalistico è quello che mi preoccupa maggiormente, l’editoria subiva già un decennio di crisi importante, questo periodo è stato il colpo di grazia. Se è vero che tutti abbiamo cercato più di prima di informarci su quanto accadeva, anche accedendo ai siti dei quotidiani e dei magazine di informazione, è anche innegabile che non potendo uscire molte persone non hanno acquistato questa informazione. Inoltre le aziende sono chiuse, e non sono in questo momento disponibili a pagare pagine pubblicitarie, che sono il vero sostegno di ogni testata. Quindi, se il picco di accessi ai siti è decisamente aumentato, questo non si traduce in vendite e in moneta da destinare alle future produzioni. Spero che qualcosa accada e spero che la gente comprenda l’importanza di sostenere tutta l’editoria, giornali, riviste e libri sono un veicolo di verità e cultura, leggere apre la mente e non bisogna dimenticarlo. Per quanto riguarda il mio lavoro di docente e curatore, posso dire invece di aver scoperto che si può confrontarsi con i fotografi anche grazie alle molte piattaforme di condivisione video, sopperendo i mancati incontri e potendo continuare a lavorare insieme.  

Un’immagine, un libro e una canzone che rappresentano per te questo periodo.

L’immagine te la allego: sono i miei amati boschi dell’Alto Adige, dove spero di poter tornare presto. Sono la cosa che mi è mancata di più.

Libri: ne ho letti diversi in questo periodo. Ho ripreso La Peste di Albert Camus, poi ho letto La Fotografia di Penelope Lively, La mia fotografia di Grazia Neri (comprato tempo fa e mai aperto). Ora ho tra le mani Archivio e Camera Oscura di Walter Benjamin e Gersliom Scholem, un carteggio interessante tra due studiosi di livello altissimo. 

Canzone: Sorridere sempre di Renato Zero. Da ascoltare e assumere come filosofia di vita.

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