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Patagonia | Gabriele Orlini, ©2019
Patagonia | Gabriele Orlini, ©2019

Una horita más

Dal taccuino di Lisa Zillio

L’Argentina è lunga e stretta. Una lingua di 3.700 km da nord a sud per 1.400 km da est a ovest (nei punti massimi). Ma vederla su carta non rende bene l’idea di quanto siano infiniti i suoi orizzonti. È necessario viaggiare in Argentina per tradurre in distanze reali i centrimenti che si vedono sulle carte.

Siamo partiti da Buenos Aires su un van in direzione sud. Con i libri di Sepulveda e Chatwin nel cuore, pur sapendo che la loro Patagonia sarebbe rimasta un’emozione che i miei occhi non avrebbero condiviso. Ci lasciamo la Capital Federal alle spalle e davanti a noi lo sguardo comincia a perdersi dove cielo e terra si incontrano. Qualche agglomerato urbano punteggia qua e là una linea continua verso la fine del mondo.

Passano alcune ore e la prima tappa sembra ancora lontana. Il van prosegue allegro lungo la strada mentre il sole inizia a calare. Chiedo al nostro compagno di viaggio argentino se sa quanto manca. “Una horita más” (un’oretta ancora) mi risponde. Un’oretta non è poi così tanto, mi convinco. Posso resistere, anche se le gambe un po’ anchilosate e il cuore che freme per respirare l’aria della Patagonia sembrano dirmi il contrario.

Dopo più di un’ora, però, siamo ancora in viaggio. Di abitazioni lungo la strada non se ne vedono quasi più e all’orizzonte c’è solo … l’orizzonte. Chiedo nuovamente a Pablo quanto manca. E lui, con un caloroso sorriso, mi risponde “Una horita más” e mi offre un sorso del suo mate. Ed è andata avanti così per qualche ora finché, a notte fonda, siamo arrivati dove previsto per il pernotto.

Le ore sono poi diventate giorni, e i giorni settimane, ma sempre al ritmo di una horita más. Perché qui le distanze sono vissute in modo diverso. Per arrivare da un punto a un altro ci si può impiegare anche molti giorni. Giorni vissuti nella vastità di ugiareviano spazio poco urbanizzato. E viaggiare in Argentina diventa così quasi una pausa che ci si prende dagli altri per immergersi nei propri pensieri. Oppure, l’occasione per condividere un mate che passa di mano in mano.

Testo | Lisa Zillio
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