Maggio 2021
Varanasi
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Varanasi | Vinicio Fosser ©2019
Varanasi | ©Vinicio Fosser, 2019

I ghat di Varanasi e il rito della cremazione

Dal taccuino di DooG | Staff

Varanasi sorge sulla sponda sinistra del Gange. La destra, infatti, è ritenuta impura ed è lasciata in pasto alla natura. A Varanasi ci sono innumerevoli ghat, ovvero scalinate che portano alle acque del Gange. Di queste, la maggior parte viene utilizzata per le abluzioni, le puja, il bagno purificatorio, il lavaggio di copri e panni; mentre due sono dedicate esclusivamente al rito della cremazione.

Il rito della cremazione nell’Induismo è molto importante. Un induista considera il corpo solo come un involucro che trasporta l’anima da una reincarnazione a un’altra. A viaggio concluso, questo non serve più e viene bruciato su pire infuocate, per poi essere abbandonato tra le braccia del Gange, in un processo di perpetua rigenerazione. 

A Varanasi questo rito non si ferma mai: le pire bruciano di giorno e di notte, incessanti. Il Manikarnika Ghat è il principale ghat dedicato a questo sacro rito. Qui troviamo i dom, gli intoccabili, considerati – solo a Varanasi – gli assistenti di Shiva. Sono loro, infatti, a occuparsi della cremazione, controllando anche il giro d’affari associato a questa pratica. 

Il culmine della cerimonia è la liberazione dell’anima del defunto: quando il corpo è ormai incenerito, il figlio maschio maggiore (lo stesso che ha dato fuoco alla pira), rompe con un bastone il cranio del defunto, all’altezza del terzo occhio, per permettere all’anima di uscire dall’involucro di questa vita.

Il principale ghat della città è il Dashashwamedha Ghat. È il ghat dei dieci ashwamed ovvero dei dieci cavalli sacrificati, un rituale che i re del periodo vedico facevano per assicurarsi eredi maschi degni di regnare. Ogni giorno, quando il sole tramonta, qui si svolge l’Aarti Puja: per 45 minuti i brahmini cantano inni alla Madre Ganga, brandendo il sacro fuoco e offrendo al fiume fiori, in segno di devozione. 

Il Dhobi Ghat è il ghat dei lavandai. Su questa scalinata, infatti, si può assistere all’incessante lavoro dei dhobi, i lavandai, che battono sulla pietra sari e dhoti dai colori sgargianti, per poi stenderli ad asciugare sui gradini e sulla mura del ghat.

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