Matteo Placucci
Looking South
Matteo Placucci

Looking South

Africa | Lavoratori a JOHANNESBURG

Mentre vivevo a Johannesburg ho incontrato molti lavoratori, ognuno di loro con una storia unica, ma simile allo stesso tempo. Tutti avevano un denominatore comune, il lavoro, e tutti alla fine concludevano la nostra chiacchierata allo stesso modo. Molti di loro sono immigranti e queste poche pagine sono solo una piccola parte di una storia molto più ampia, un intero mondo fatto di sacrifici, aspetti culturali e sogni. Questi lavoratori si sono spostati dai loro paesi d’origine per raggiungere il Sudafrica, alla ricerca di un futuro migliore per se stessi e per le loro famiglie. Spesso hanno dovuto lasciare indietro le loro famiglie per correre il rischio da soli, altre volte, affidandosi a Dio, si sono spostati con tutta la famiglia. Alcuni hanno documenti ufficiali e possono ambire a impieghi regolari; alcuni utilizzano un documento di un parente nella speranza di non essere scoperti; altri ancora invece sono entrati illegalmente, spesso oltrepassando il confine durante la notte attraverso i parchi nazionali, sfidando il pericolo degli animali selvatici.

Per queste persone senza regolari documenti la vita è molto più dura e qualcuno mi ha espressamente chiesto di non fotografarlo vicino a casa. Fra questi migranti ci sono operai specializzati, persone con un’alta educazione scolastica, ma anche persone bisognose. Per trovare lavoro molti di loro passano le proprie giornate ai semafori oppure davanti ai rivenditori di materiale da lavoro, mostrando cartelli fatti a mano nei quali scrivono le loro competenze, a volte vere, altre meno. Per questi lavoratori non c’è sabato o domenica; li troveremo sempre nello stesso posto tutti i giorni, aspettando che qualcuno li assuma per un giorno di lavoro o magari per un periodo più lungo. Al tramonto torneranno alle loro case, molto spesso nella più vicina baraccopoli, nella quale altrettanto spesso condividono una piccola abitazione costruita con materiale di recupero, senza acqua corrente né elettricità. Queste persone, queste migliaia di piccole formiche pronte a fare di tutto per dare un futuro alle loro famiglie, sono il vero motore della città di Johannesburg. Anni di sacrifici fatti per migliorare le proprie condizioni e con un sogno comune a tutti: tornare al proprio paese d’origine per passarvi il resto della vita in serenità.

Mediator Moyo

Un giardiniere a Johannesburg

Questo è Mediator, ha 37 anni e viene dallo Zimbabwe. Lavora come giardiniere a nord di Johannesburg, nelle case delle famiglie benestanti che vivano all’interno dei compound. Tagliare l’erba, prendersi cura delle piante e potare gli alberi sono la sua occupazione principale, ma spesso gli viene anche chiesto di occuparsi di piccoli lavori di manutenzione e di pulire la piscina. Vive a Diepsloot, una grande baraccopoli che si trova nella periferia nord di Johannesburg. Mediator non ha una casa vera e propria, ma vive in un Umkhukhu, il nome in lingua zulù che si dà alle baracche costruite con materiali di fortuna. Baracche che a volte sono semplici ripari grandi appena per contenere un letto e qualche secchio con l’acqua e le poche cose appese alle pareti in sacchetti di plastica. L’elettricità, così come l’acqua corrente, sono solo un miraggio per tanti degli abitanti delle baraccopoli.

I piccoli pannelli solari sono l’unica fonte di energia alla quale possono ambire e Mediator, con il suo, alimenta una piccola radio che gli tiene compagnia. Gran parte dei soldi che guadagna vengono spediti a casa in Zimbabwe dove ha lasciato la famiglia, una moglie e tre figli che non crescerà e che, a causa dell’alto costo per il viaggio, vede solo una volta l’anno. I soldi risparmiati vengono usati tutti gli anni per allargare il suo attuale gregge e per raggiungere il suo sogno di tornare finalmente a casa e iniziare la sua attività di allevatore. In tutti questi anni in terra straniera ha alleviato la solitudine e la mancanza degli affetti trovando compagnia nel vicinato, dove le famiglie altrui sono diventate anche la sua famiglia. Mediator è uno dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Shupi Kay Chuma

Una domestica a Johannesburg

Lei è Shupi Kay, una domestica di 34 anni che viene dallo Zimbabwe. Vive con la sua famigli a Krugersdorp, una cittadina che dista circa 60km da Johannesburg. Vivono in un bell’appartamento di tre stanze in un palazzo nel centro della città; è piccolo ma accogliente e, soprattutto, se lo possono permettere. Shupi Kay e suo marito si conoscono fin dall’asilo. Si sono sposati in Zimbabwe e nel 2004 hanno avuto la loro prima figlia e dopo solo qualche anno hanno deciso di spostarsi in Sudafrica. Andarsene dallo Zimbabwe è stata per loro una decisione molto dura, ma la mancanza di lavoro e le precarie condizioni dell’economia li ha portati a decidere di andarsene e cercare fortuna altrove. Nell’aprile del 2017 a Johannesburg sono diventati genitori per la seconda volta. Ogni mattina Shupi Kay prende un minibus locale e impiega circa un’ora per raggiungere le case dei clienti per i quali lavora come domestica. Come molte donne africane, per i primi mesi ha lavorato con la figlia adagiata sulla schiena, ma settimana dopo settimana la bimba cresceva, il peso aumentava e il lavoro diventava sempre più faticoso.

Nonostante non fosse d’accordo, si è dovuta rassegnare all’idea di lasciare la bambina a casa e cercarle un asilo, situazione costosa ma che le ha dato la possibilità di continuare a lavorare. Al di là delle due figlie, spesso Shupi Kay si trova anche a doversi prender cura di un figlio non suo, il figlio di 4 anni di sua sorella. Purtroppo, la madre lavora spesso di notte e risulta difficile far coincidere gli orari lavorativi con le esigenze e il sonno del bimbo. Ma Shupi Kay ha un progetto per il futuro: sogna con tutte le sue forze di smettere di lavorare per gli altri e di aprire il suo negozio; molto probabilmente venderà abbigliamento di seconda mano perché ha una grande passione per la moda e per i vestiti. Il desiderio più grande per Shupi Kay e per suo marito, però, è quello di rivedere grande lo Zimbabwe e di poter tornare a casa con la reale possibilità di crearsi lì un lavoro in grado di mantenere la famiglia. Entrambi sperano che possa succedere nell’arco di un paio d’anni, ma per ora Shupi Kay è una dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Rodney Nkwana

Un ambulante a Johannesburg

Lui è Rodney, un simpatico commerciante ambulante di Pretoria.
Ha 27 anni e vive con la madre, le sorelle e una lunga lista di parenti a Klipgat, nel nord ovest della città. Tutte le mattine, con lodevole costanza, prende un minibus locale e raggiunge, a volte anche dopo due ore e mezzo, il suo “ufficio”. Questo è il nome che dà all’incrocio nel quale lavora a Johannesburg e dove lo si può abitualmente trovare se si ha bisogno di lui. Nei pressi di quell’incrocio, dalla mattina alle 10 alla sera alle 17, vende cappelli che a sua volta acquista abitualmente in un magazzino, a un buon prezzo. Non è facile fare business con un solo articolo, ma nonostante questo, Rodney ci riesce veramente bene. Con il suo lavoro non solo si mantiene, ma riesce anche ad aiutare la sua famiglia perché, dopo che il padre è morto di HIV, è stato necessario dare una mano alla madre nelle spese domestiche.
Ma qual è la chiave del suo successo? Rodney ricorda tutti a memoria; per ognuno ha qualche parola dedicata e un grande sorriso.

È davvero brillante e in una normale giornata lavorativa, con molta probabilità lo vedrai correre verso di te e dirti “sto correndo come un cavallo Bozza” (in slang Sudafricano sta per Boss). Altre volte, quando il semaforo è spento, lo sentirai sicuramente dire “sto approfittando della situazione!” e all’improvviso, quando stai per ripartire, ti ricorda di ripassare dal suo ufficio per visionare la nuova collezione per la stagione successiva. Rodney ha iniziato a lavorare a dodici anni come pelapatate nel fast-food del quartiere nel quale abitava. Dopo essersi diplomato, ha aperto un negozio ambulante all’incrocio della città nel quale ha venduto per anni snack e sigarette, negozio che ha lasciato ad amici nel 2011 quando ha deciso di iniziare la sua attuale attività. Rodney ha il business nel sangue ed è la conferma che intelligenza, forza di volontà e costanza possono creare il lavoro dove questo effettivamente non esiste. In una decina d’anni potremmo vederlo come amministratore delegato della sua azienda, ma per adesso è solo uno dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Brighton Moyo

Un senzatetto a Johannesburg

Questo è Brighton, ha 33 anni, viene dallo Zimbabwe ed è un senzatetto. Prima di lasciare Bulawayo, la città nella quale viveva, era un meccanico con più di dieci anni di esperienza. A causa dell’enorme svalutazione della moneta locale e del conseguente aumento dell’inflazione, nel 2015 ha deciso di raggiungere il fratello in Sudafrica e cercarsi un nuovo lavoro. Arrivato a Johannesburg nel 2015 ha subito trovato lavoro in un’officina come meccanico. Tutto sembrava andare per il verso giusto: aveva un lavoro, uno spazio suo all’interno del garage nel quale dormire e soldi in tasca per vivere una buona vita. Alla fine del 2016 però tutto cambiò e la sua vita iniziò a precipitare. Dopo che il fratello morì di malattia, Brighton ebbe un incidente sul lavoro: durante una banale manovra, perse parte di un dito e dovette rimanere qualche giorno all’ospedale. Fastidioso e doloroso, ma niente di così grave, non era in pericolo di vita.

Quando fu dimesso ritornò all’officina, ma la trovò vuota e tutte le sue cose erano sparite. Con molta probabilità il proprietario, spaventato dalle conseguenze legali ed economiche dell’incidente sul lavoro, ha deciso di trasferire tutto e fare perdere le proprie tracce. La fine della storia è semplice: Brighton ha perso il lavoro, l’alloggio e tutte le sue cose, fra le quali gli attrezzi con i quali lavorava, ed è diventato un senzatetto. Ora vive nei pressi di un incrocio, unico posto che effettivamente conosce; ha dovuto cambiare spesso il luogo nel quale accamparsi perché nessuno vuole un senzatetto nei pressi di casa, e sopravvive grazie alle donazioni delle persone che incontra. Spera di trovare presto un posto nel quale vivere e anche un lavoro adeguato, magari proprio come meccanico, ma per ora Brighton è uno dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Samantha Kumeni

Una cuoca a Johannesburg

Lei è Samantha, una giovane donna di 31 anni che viene dallo Zimbabwe. Dopo molti anni passati in una stazione di benzina, ha deciso di aprire una sua attività. L’idea era quella di occuparsi di qualcosa che le persone non potevano fare a meno di comprare e dal 2010 cuoce e vende cibo nella sua roulotte a bordo strada. Ogni giorno cucina due diversi tipi di carne, verdure di stagione e l’immancabile PAP, il cibo principale dell’alimentazione dei popoli del sud dell’Africa. È semplicemente farina di mais cotta in acqua calda, spesso con poco sapore perché il sale costa; è considerato il comune sostituto del pane, riempie a lungo la pancia ed è molto economico. Samantha si è trasferita con la sua famiglia da Bulawayo a Johannesburg nel 2004. Una volta arrivata ha conosciuto il suo attuale marito che le ha dato due figli. A differenza di tanti africani, loro hanno una casa in un complesso di case vicino al luogo nel quale hanno deciso di parcheggiare la roulotte. Questo rende più semplice il trasporto del cibo da casa al lavoro e riduce anche il tempo passato in strada.

A casa prepara il cibo e nella piccola cucina adibita nella roulotte, finisce di cuocerlo. Spesso riceve prenotazioni al telefono; questo è un servizio che ha deciso di dare per far sì che i clienti la scelgano fra i tanti venditori ambulanti della città. Samantha è felice del suo lavoro e sta pensando di allargare la propria attività: comprare un’altra roulotte da parcheggiare di fronte a un cantiere appena aperto. E poi, una volta trovata la seconda roulotte, assumere qualcuno che venda agli operai del cantiere il cibo da lei preparato. Samantha pensa che essere il capo di se stessi ti dia la possibilità di fare quello che vuoi dei tuoi soldi e, in questo caso, di decidere come investire i tuoi guadagni e i tuoi sforzi per far crescere quello in cui credi. Le piace davvero il suo lavoro ed è anche sicura che le persone avranno sempre bisogno di mangiare, quindi questo lavoro non verrà mai a mancare. Samantha è una dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Patrick Moeketsy

Un artigiano a Johannesburg

Lui è Patrick, un artigiano della pelle di 30 anni che viene dal Lesotho. Nel 2006 ha lasciato il suo villaggio sui monti Moorosi perché, a parer suo, trovava che la sua attività troppo lenta. Qualcuno gli ha consigliato di andare in Sudafrica perché solo lì sarebbe riuscito a soddisfare le sue aspirazioni. E così fece, contattò i suoi parenti, arrivò a Johannesburg e iniziò a fare quello che era capace di fare. Il lavoro non partì così veloce come si aspettava, ma ebbe la forza e la costanza di raggiungere l’obbiettivo che si era prefissato. Uno a uno i parenti attorno a lui morirono tutti e Patrick dovette affrontare un periodo molto difficile. Nel 2010 decise di tornare nelle sue montagne in Lesotho per cercare di curare la propria anima e decidere cosa fare della propria vita. Dopo qualche tempo tornò a Johannesburg con la precisa intenzione di lavorare duro e di far funzionare la sua attività e nell’arco di poco tempo è diventato uno dei più rinomati calzolai del nord di Johannesburg. Vive nella baraccopoli di Diepsloot nella quale ha il suo negozio sulla strada, ma vende le sue creazioni in tutta la città.

Tutti lo conoscono come un vero e proprio artista perché Patrick è capace di fabbricare un paio di scarpe di qualsiasi misura, partendo dalla materia prima e cucendo tutto a mano. Oltretutto è uno dei pochi artigiani della zona a garantire le sue scarpe per dieci anni e dà la possibilità ai suoi clienti di pagare a rate in due mesi. Questo è necessario perché molte delle persone che abitano nella baraccopoli non sono così benestanti e i suoi prodotti sono leggermente al di sopra delle loro possibilità. Negli anni ha disegnato e sviluppato le sue personali linee di scarpe per uomo e per donna, sandali, stivali e anche scarpe da ginnastica. La sua idea è quella di allargare l’attività e di assumere almeno una persona che lo aiuti nelle riparazioni quotidiane, più un’altra che lo possa aiutare nella produzione in serie delle scarpe. Patrick ha una vera attitudine per il lavoro ed è un gran lavoratore; queste due caratteristiche probabilmente lo faranno diventare il futuro proprietario della sua fabbrica di scarpe. Al momento è uno dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Action Mtisi

Un artista a Johannesburg

Questo è Action, un artigiano di 40 anni che viene dallo Zimbabwe. Come tanti altri ragazzi che vengono dal suo paese, ha lasciato la capitale Harare a causa delle cattive condizioni economiche. È arrivato in Sudafrica da solo nel 1999 e qui ha lavorato per un po’ all’interno di un negozio di artigianato di un connazionale. Vive a Soweto, un enorme insediamento urbano a sud-ovest della città di Johannesburg e qui, 15 anni fa, ha conosciuto Maide, la sua fidanzata Sudafricana. Per tanti anni Action ha venduto oggetti di artigianato prodotti da altri, ma grazie alla sua lungimiranza e alla sua creatività, ha deciso di mettere in piedi una sua attività e dare libertà al suo estro. Il luogo che ha scelto per vendere la sua arte è il mercato dell’artigianato di Bryanston, un’interessante area situata all’incrocio fra tre strade a nord della città. In questo triangolo di terra, Action, come tanti altri artisti, vende diversi tipi di prodotti: nel suo spazio produce e vende statue di legno intagliato e statue in pietra, prodotti del suo paese natale; arredo da giardino fatto di foglie di banano intrecciate e animali costruiti in ferro.

Questi ultimi sono il vero orgoglio del suo negozio: Action e suo fratello “di un altra madre” arrivato dallo Zimbabwe, possono costruire qualsiasi tipo di animale di qualsiasi dimensione. I materiali usati per le loro sculture vengono dai barili di metallo utilizzati per olio o carburanti, comprati a buon prezzo nei centri di raccolta metallo. I barili vengono tagliati, modellati su di un telaio di metallo e infine saldati. La ruggine è il tocco finale che li rende unici. Il processo per realizzare un rinoceronte a grandezza naturale richiede circa due settimane e il lavoro verrà prodotto in un luogo diverso dal mercato di Bryanston perché l’area non è provvista di elettricità. Action è entusiasta di fare parte degli artisti del mercato artigianale di Bryanston, ma lamenta la grande concorrenza, spesso sleale: molti negozi hanno gli stessi articoli e la scarsità di clienti porta spesso i prezzi a scendere. Ogni giorno si spreme le meningi per trovare nuove idee, qualcosa di mai visto da produrre e vendere nel suo negozio. Action è un creativo, un artista ed è uno dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Paul Ndaba

Un raccoglietore di scarti a Johannesburg

Questo è Paul, un giovane di 34 anni che viene dal Lesotho.
Ogni mattina si sveglia all’alba e spinge il suo carrello dal posto nel quale vive, fino ai quartieri benestanti della città. In città, settimanalmente i cassonetti vengono messi fuori dai cancelli dei compounds per essere svuotati dall’azienda che si occupa dello smaltimento rifiuti. Prima che questo avvenga, Paul raccoglie plastica, alluminio e cartone, materiali che poi rivende a peso nei centri raccolta. Vagare di strada in strada con un carrello che diventa sempre più pesante è un lavoro duro. Johannesburg oltretutto si trova in montagna, sono sempre presenti lavori stradali, il traffico è spesso congestionato e, soprattutto, non bisogna sottovalutare le condizioni atmosferiche. Chi fa questo lavoro di raccolta rifiuti si difende dal caldo con quello che ha, ma spesso chi come Paul viene dal Lesotho, usa il passamontagna di lana. Questo classico capo d’abbigliamento dei pastori dell’altopiano è  utile per il freddo della mattina, per le calde temperature di mezzogiorno e per proteggersi dalla polvere sulla strada. Alla fine di una giornata lavorativa, se è andata bene, dall’intero carico riesce a guadagnare dai 120 ai 150 rand, che corrispondono a 8-10 euro.
Grazie ad alcuni amici che già erano in città, quando Paul è arrivato a Johannesburg aveva già un rifugio pronto vicino quello dei suoi amici, accampati in un luogo sulla strada per Lion Park.

Questi amici gli hanno anche preparato tutto quello che poteva servigli all’interno per vivere: materassi, coperte per la notte, contenitori per l’acqua e anche tutto il necessario per lavorare il giorno successivo. Si considera davvero fortunato ad avere degli amici così buoni. Prima di lasciare il suo paese, Paul era un insegnante informale per adulti nell’area di Berea, luogo in cui abitava. Essere un insegnante non riconosciuto vuol dire essere pagato veramente poco e il salario che riceveva non bastava per mantenere la famiglia. Si è sposato solo quattro anni fa ed è padre di due figli che al momento vivono con la madre. Sposarsi a 30 anni per un uomo africano è molto strano, ma per Paul la ragione è stata semplice: se sei da solo devi provvedere solo a mantenere te stesso. Ha deciso di trasferirsi a Johannesburg per guadagnare più soldi possibile e spedire tutto quello che può a casa per la sua famiglia. Nonostante fosse arrivato da appena due settimane quando ci siamo incontrati, era ottimista e sicuro che avrebbe guadagnato più soldi con questo duro lavoro in Sudafrica piuttosto che con il lavoro da insegnante informale in Lesotho. Paul è uno dei tanti lavoratori della città di Johannesburg.

Testo e Foto | Matteo Placucci
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Matteo Placucci
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Credo fermamente che ognuno di noi sia testimone del suo tempo. E che questo tempo vada documentato.

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