Ilakaka, il villaggio degli zaffiri

Nel sud del Madagascar, dove la terra nasconde gemme preziose, ho incontrato un mondo di contrasti: bellezza e sfruttamento, ricchezza estratta e povertà vissuta, umanità ostinata

di Daniele Stefanizzi
Ilakaka, Madagascar - ©Daniele Stefanizzi

Sotto questa terra c'è una fortuna.
Ma chi la dissotterra ogni giorno non la vedrà mai

Ilakaka, Madagascar

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Ilakaka è un piccolo villaggio nel sud del Madagascar, lungo la Route Nationale 7, la strada che taglia il paese da Antananarivo fino a Toliara. Non è un posto che ti aspetti e neanche un posto che dimentichi facilmente. Qui sotto c’è una fortuna. Letteralmente. Il sottosuolo custodisce uno dei giacimenti di zaffiri più ricchi del mondo, responsabile da solo del 20% della produzione globale. Pietre meravigliose, dalle sfumature che vanno dall’azzurro cielo al blu notte, alcune anche viola, dure quasi quanto i diamanti. Preziose quanto basta per attirare il mondo intero in questo angolo dimenticato dell’Africa.

Quando sono arrivato, ho cercato di capire cosa fosse diventata Ilakaka. Alla fine degli anni ’90 era un villaggio di poche anime. Poi, con la scoperta dei giacimenti, è arrivata la gente, prima da tutto il Madagascar, poi da ogni angolo del mondo. Nel 2006 contava già 60.000 abitanti. Oggi è una città-mercato caotica, rumorosa, senza un vero centro, costruita attorno alla sola idea di trovare quelle pietre e venderle.

Ilakaka, il villaggio dei zaffiri
Ilakaka, Madagascar – ©Daniele Stefanizzi

Ogni mattina, prima che il sole sia alto, il paesaggio si anima in un modo che ha una sua strana bellezza. Gli uomini si muovono in fila verso le miniere, con le pale sulle spalle, parlando tra loro a bassa voce. C’è qualcosa di antico in questa processione silenziosa, un rituale che precede il lavoro come una preghiera. I colori dell’alba sul laterite rosso della terra malgascia sono straordinari; uno di quei momenti in cui capisci perché questo paese viene chiamato “l’isola rossa”.

Poi gli uomini scendono nelle buche scavate a mano, con barre d’acciaio, larghe appena un metro e profonde fino a 25. Guadagnano 5.000 ariary al giorno, meno di due euro. Lavorano senza protezioni, senza caschi. Le gallerie non sono puntellate, e la ventilazione è quasi inesistente. Il rischio di asfissia o di crollo è più che reale, quotidiano, e accettato come parte del mestiere.

E poi ci sono i bambini. Ne ho visti di otto anni, calati dentro i pozzi con argani di legno. Vengono scelti perché sono leggeri, perché entrano dove un adulto non riesce. Nonostante ciò, e questo mi ha colpito, sorridono. Si chiamano da un pozzo all’altro, si lanciano battute, gareggiano su chi trova la pietra più grossa. C’è una vitalità in loro che nessuna condizione riesce del tutto a spegnere.

Banca Svizzera

La miniera più grande si chiama “Banca Svizzera”, un nome che dice già molto. È una voragine a cielo aperto, profonda fino a 50 metri, finanziata da un imprenditore svizzero che possiede anche uno dei più grandi punti di acquisto di zaffiri in città. Dentro, una catena umana di minatori lavora senza sosta. Guardie armate presidiano i bordi. Ho provato ad avvicinarmi con la macchina fotografica ma non me lo hanno lasciato fare.

Attorno alle miniere si muovono anche i cosiddetti “illegali”: minatori non registrati, che rimangono nell’ombra. Omicidi e rapine non sono rari. Ilakaka è un posto dove la legge esiste solo sulla carta.

Dopo l’estrazione, i minerali vengono portati al fiume. I minatori li lavano con i sivanas, gusci di tartaruga usati come setacci, un metodo antico tramandato di generazione in generazione. È uno dei momenti più belli a cui ho assistito: gli uomini accovacciati sull’acqua, i movimenti lenti e circolari delle mani, le pietre che emergono dalla sabbia come piccole rivelazioni. In quell’immagine c’è qualcosa di quasi meditativo, di sacro, la stessa gestualità che forse aveva chi cercava l’oro nei fiumi mille anni fa.

Poi risalgono verso la città, con le pietre in tasca, e si mescolano al mercato.

Ilakaka, il villaggio dei zaffiri
Ilakaka, Madagascar – ©Daniele Stefanizzi

Quando una pietra bella passa di mano in mano, gli occhi di tutti si illuminano allo stesso modo.
Lo zaffiro non conosce confini, la ricchezza, sì

La strada principale di Ilakaka è un bazar permanente e rumoroso, caotico come tutti i mercati del mondo – e come tutti i mercati del mondo, ha una sua energia contagiosa. Bancarelle di legno, bar, botteghe, odori di cibo e di terra. I commercianti siedono dietro i propri banchi con torce elettriche e ciotole d’acqua, esaminano le pietre, trattano, comprano. È uno spettacolo che cattura lo sguardo. Quando una bella pietra passa di mano in mano, gli occhi di tutti si illuminano allo stesso modo, che siano compratori o venditori, stranieri o malgasci. Lo zaffiro ha questo potere, una seduzione immediata e trasversale che non conosce confini.

I minatori, spesso, vendono a qualsiasi prezzo pur di avere subito del denaro. Non sanno – o non hanno scelta – che queste stesse pietre, una volta lavorate in Sri Lanka o in Thailandia, varranno dieci, venti volte tanto. Degli zaffiri di Ilakaka al Madagascar rimane poco. Ai minatori, ancora meno.

Polvere di vita

La terra porta i segni più evidenti di tutto questo: crateri ovunque, deforestazione massiccia, suolo arido e segnato. Un paesaggio che ha il fascino aspro e lunare di certi posti martoriati, una bellezza dura, quasi drammatica, che racconta da sola una storia di eccesso.

Ilakaka mi ha lasciato qualcosa di difficile da scrollarsi di dosso. C’è miseria, certo, e sfruttamento evidente. Ma c’è anche una comunità viva, un’umanità tenace, una bellezza ostinata che riemerge in continuazione, nelle mani di un minatore sul fiume, nella risata di un bambino in fondo a un pozzo, nel fuoco negli occhi di chi tiene in mano, per un momento, una pietra blu straordinaria.

Ilakaka è un luogo dove il mondo si mostra senza filtri, tra risorse straordinarie, diritti fragili, e in mezzo a tutto questo, persone che vivono, lavorano, sperano. Un tesoro che non appartiene a chi lo trova. Ma anche un posto che, una volta visto, non si lascia dimenticare facilmente.

Ilakaka, il villaggio dei zaffiri
Ilakaka, Madagascar – ©Daniele Stefanizzi

Testo e Foto:  Daniele Stefanizzi
Testo originale in Italiano - Traduzione interna
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