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Intervista a Eleonora Rettori
©Eleonora Rettori, 2020

La bellezza nei dettagli

Dal taccuino di DooG | Staff

Abbiamo chiesto ai nostri autori e al nostro network di rispondere a tre domande su come stanno affrontando questo difficile momento storico. Ecco qui l’intervista a ELEONORA RETTORI, fotografa e autrice di DooG Reporter.

C’è una bellezza del mondo, anche banale, che hai riscoperto in questo periodo? 

In questo periodo ho scoperto la bellezza della natura e delle sue potenzialità. E la bellezza nei dettagli e nelle piccole cose che nei giorni di normale frenesia ti passano davanti e non te ne accorgi. Essendo sempre a casa e abitando in un paesino ho avuto modo di osservare molto di più la natura dalla finestra, gli animali e il loro comportamento, il loro comunicare. Ho scoperto anche i piccoli bottegai del paese – che sono sempre stati lì – in un tempo dove il lavoro a volte non ti fa vedere nemmeno il tuo vicino della porta accanto, e sono stati di grandissimo aiuto (dai fruttivendoli ai fiorai, ai piccoli negozianti) perché si sono prestati a portarti i loro prodotti (molto migliori di quelli di grande catene) a casa tua, senza farti muovere un dito. Questa per me è stata una delle tante bellezze riscoperte.

Come credi la fotografia sia cambiata o cambierà?

Per quanto riguarda la fotografia in questo periodo di quarantena ho notato che fotografare è stato terapeutico per moltissime persone, anche per chi di solito non fotografa mai. Ho visto scorrere così tante immagini e quotidiani vissuti. E non le solite foto di selfie o di cibi. Alcune sono state emozionanti, è stata una forma di sfogo e di creatività per sopprimere il tempo per stare a casa. Questa cosa mi è piaciuta, il fatto che la fotografia possa rimanere sempre un potente mezzo per esprimere. Per non parlare dei reportage che hanno raccontato in primo piano tutta l’emergenza e tutto ciò che è accaduto. Mentre noi eravamo a casa, e non potevamo muoverci, ci sono stati professionisti che sono andati a trovare testimonianze per noi nei posti più isolati, nei momenti più drammatici e negli ospedali. Credo sia fondamentale avere delle testimonianze così importanti da tenere nei nostri archivi storici. Non so cosa possa cambiare dal punto di vista professionale per la fotografia, ma credo che, nonostante il flusso di immagini che arriva da chiunque, il ruolo del fotografo professionista rimarrà preservato. Lo spero.

Un’immagine, un libro e una canzone che rappresentano per te questo periodo.

Un’immagine che assocerei a questo periodo è Migrant Mother, di Dorothea Lange.

Libro: Un altro giro di giostra, di Tiziano Terzani.

La musica che più mi ha accompagnato questi giorni è la musica Jazz, bossanova, direi Jobim, Favela.

Testo | Eleonora Rettori
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Redazione & Staff
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Muoversi è nella nostra natura e raccontare le storie è la nostra scelta di vita.

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