Soldato di strada

Un soldato silenzioso in un mondo indifferente. Le sue cicatrici narrano battaglie invisibili, combattute per sopravvivere. La sua immobilità sfida e ispira, ricordando che la vera forza risiede nella resilienza silenziosa

di Ohidur Rahman Sourav
©Ohidur Rahman Sourav, 2025

[...] le vere battaglie non si combattono nelle arene del potere o della politica. Si combattono nei tranquilli momenti di sopravvivenza, negli spazi dove il mondo è troppo occupato per accorgersi [...]

Mohammadpur, Dhaka, Bangladesh

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Lui rimane saldo, imperturbabile. Il mondo si muove intorno a lui, caotico, inesorabile, ma lui resta immobile, una sentinella silenziosa in una guerra che conosce solo lui. I suoi occhi, scuri e fermi, scrutano l’orizzonte come un veterano che ha visto troppo e parlato troppo poco. Le strade trafficate e il costante brusio della vita gli sembrano distanti, come se esistesse in un mondo a parte. Un mondo di sopravvivenza. Un mondo di battaglie silenziose combattute nell’ombra.

Le cicatrici sul suo pelo sono le sue medaglie, guadagnate in battaglie combattute nel cuore della notte, contro la fame, contro la solitudine, contro un mondo che raramente mostra pietà. Ogni segno racconta una storia, ogni strappo nel suo manto una testimonianza della sua resilienza. Ha affrontato l’avversità a testa alta, senza nessuno che lo incoraggiasse, nessuno che assistesse alle sue lotte. L’unica ricompensa per la sua perseveranza è la tranquilla soddisfazione di un altro giorno sopravvissuto. Non elemosina. Non si arrende. Aspetta, osservando, calcolando, sopravvivendo.

In un mondo che spesso dimentica, lui resiste. Nessuna uniforme, nessun grado, nessuna nazione da chiamare sua, eppure è un soldato. Un soldato non nel senso tradizionale, non uno che combatte per una bandiera o una causa, ma un soldato che combatte semplicemente per esistere. Ogni giorno è una battaglia, e ogni momento in cui rimane saldo è una vittoria. La sua guerra non è contro un nemico visibile, ma contro le forze invisibili della natura e della negligenza, forze che minacciano di privarlo della sua dignità e della sua volontà di combattere. E nonostante tutto, lui resiste.

[…] la forza non si misura sempre dalle battaglie che vinciamo, ma dal coraggio di rimanere in piedi […]

C’è qualcosa di profondo nella sua immobilità. Mentre il mondo si muove a un ritmo frenetico, consumato dalle proprie preoccupazioni e lotte, lui rimane un promemoria di cosa significhi resistere senza lamentarsi. La sua presenza è sia una sfida che un invito all’azione. Quanti di noi continuerebbero a combattere, silenziosamente, senza riconoscimento, senza ricompensa, solo per vedere un altro giorno? Quanti di noi rimarrebbero forti di fronte all’avversità, sapendo che nessuno potrebbe mai riconoscere le battaglie che abbiamo combattuto o i sacrifici che abbiamo fatto?

Mentre osserva, ci ricorda qualcosa che spesso dimentichiamo: le vere battaglie non si combattono nelle arene del potere, della politica o dell’orgoglio. Si combattono nei tranquilli momenti di sopravvivenza, negli spazi dove il mondo è troppo occupato per accorgersi. Eppure, nonostante le probabilità, lui sopravvive. Il suo coraggio non è rumoroso, ma è innegabile.

Questo soldato, sebbene senza nome e senza volto per il mondo, è un simbolo di tutti coloro che combattono guerre invisibili ogni giorno. Coloro che lottano, non per la gloria, ma per la sopravvivenza. E nel suo silenzio, ci insegna che la forza non si misura sempre dalle battaglie che vinciamo, ma dal coraggio di rimanere in piedi di fronte a ostacoli insormontabili.

È un Soldato, non nel modo in cui il mondo lo definisce, ma nel senso più vero della parola.

©Ohidur Rahman Sourav, 2025
Testo e Foto:  Ohidur Rahman Sourav
Testo originale in Inglese - Traduzione interna
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