Massimiliano Pescarolo

Iramiro, contro l'AIDS in Rwanda

Il diffondersi dell'AIDS in Rwanda è una diretta conseguenza del genocidio di oltre 25 anni fa.
Testo e Foto:  Massimiliano Pescarolo

Kigali, Rwanda

A più di venticinque anni dal massacro ruandese in cui morirono in pochi mesi 800mila persone, migliaia di sopravvissuti sono affetti da Aids. In particolare, la Rwandan Widows’ Association – associazione no profit che riunisce le vedove del genocidio – stima che il 70 per cento delle sue associate siano affette da HIV. Durante i tre mesi del genocidio, dopo l’assassinio dei loro mariti, la maggior parte di queste vedove venne rapita dalle milizie e stuprata ripetutamente. Ormai si sa con certezza che il governo fece uscire dagli ospedali i pazienti affetti da Aids proprio per formare i battaglioni di stupratori. Secondo stime delle Nazioni Unite nel 1994 ci furono da 250mila a 500mila stupri. Si è trattata di una feroce violenza perpetrata dalla maggioranza hutu contro la minoranza tutsi e gli hutu moderati.

In seguito agli stupri, molte di queste donne sono rimaste incinte e hanno contratto l’HIV, trovandosi così a crescere un figlio da sole e, contemporanemante, ad affrontare la malattia. Ben poche di loro potevano permettersi il costo del trattamento antiretrovirale – oltre 100 euro al mese – e molti bambini sono rimasti ben presto orfani.

Progetto Iramiro
Rwanda, Massimiliano Pescarolo ©2018

Una generazione di bambini nati dagli stupri

Tutto questo ha dato vita a una generazione di bambini nati dagli stupri. Ufficialmente i casi registrati sono almeno cinquemila, ma con ogni probabilità sono molti di più. La maggior parte di loro è affetta da HIV e, ancora oggi, il diffondersi del virus in Rwanda prosegue senza freno come diretta conseguenza del genocidio. Assicurare l’istruzione alle nuove generazioni è imprescindibile se si vuole promuovere lo sviluppo e la crescita del Paese. Sono infatti diversi i ragazzi e le ragazze che in età adolescenziale hanno già alle spalle percorsi scolastici frammentati. Alle conseguenze della guerra e del genocidio, si aggiungono situazioni di povertà estrema che portano i giovani a ricorrere agli “espedienti di strada” come possibile strategia di sopravvivenza. A questo si aggiunge anche un crescente numero di gravidanze indesiderate che, a loro volta, causano l’abbandono scolastico di giovani e giovanissime madri.

In Rwanda ci sono parecchie ONG e ONLUS che operano per migliorare questa situazione. Io sono entrato in contatto con Turikumwe Onlus, un’organizzazione attiva da più di 10 anni, con Desiré Rwagaiu, referente dei progetti di Fondazione Marcegaglia Onlus, e con Ilaria Buscaglia, antropologa di Girl Effect, una ONG che opera in diversi paesi tra cui proprio il Rwanda per promuovere l’empowerment delle ragazze attraverso lo studio e la formazione.

L’importanza della scolarizzazione e dell’educazione sessuale a scuola

Con l’aiuto delle suore Inshuti z’Abakene, Turikumwe Onlus si occupa di indirizzare questi giovani verso un possibile percorso di studi e di pagare le tasse scolastiche annuali, comprese le spese per l’acquisto dei materiali necessari allo studio. Attraverso il confronto con l’antropologa Ilaria Buscaglia ho capito anche l’importanza di insegnare nelle scuole l’educazione sessuale, un argomento fondamentale nei progetti di empowerment, necessario per evitare comportamenti dannosi e limitare il diffondersi della malattia. Secondo i dati più recenti forniti da UNAIDS, in Rwanda il virus dell’Aids colpisce circa il 3 per cento della popolazione, in maggioranza di sesso femminile e residenti nella capitale Kigali. Sebbene ci sia stata negli ultimi anni una riduzione dei casi di sieropositività e un aumento della soppressione virale (grazie a una regolare assunzione di farmaci retrovirali), essere sieropositivi in Rwanda – come nel resto del mondo – significa essere discriminati, tanto in famiglia quanto nelle comunità di provenienza.

Progetto Iramiro
©Massimiliano Pescarolo, 2018 | DooG Reporter, 2022

Il Centro Iramiro a Busanza

Il Centro Iramiro a Busanza, nella periferia di Kigali, è una struttura destinata ad accogliere giovani sieropositivi. Gli ospiti del Centro provengono sia da contesti di povertà estrema sia da situazioni di forte discriminazione a livello familiare. Attualmente ci sono 31 ospiti tra bambini, bambine, ragazzi e ragazze. Alcuni di questi vivono nel Centro in forma permanente, altri invece vi si recano in giornata per consumare un pasto e trascorrere del tempo dopo la scuola, ritornando poi nelle loro case alla sera.

Il centro di Busanza è stata la mia prima tappa per approfondire questo argomento. Successivamente, mi sono diretto verso un’altra struttura a Rilima, nel sud del Rwanda, quasi al confine con il Burundi, una delle zone più povere del Paese. Qui ho seguito fotograficamente il progetto Iramiro, grazie al quale ho cercato di documentare la mia esperienza con l’intento di far conoscere una storia che, nonostante siano passati più di venticinque anni, è ancora un problema nel Rwanda dei nostri giorni.

Questo servizio è stato realizzato anche grazie alla preziosa collaborazione di Ilaria Buscaglia, antropologa e presidente di Turikumwe Onlus, che da oltre 10 anni opera tra Italia e Rwanda.

GalleryIramiro, contro l’AIDS in Rwanda
Ragazzi Harragadi Anna Consilia Alemanno
di Anna Consilia Alemanno
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DooG Reporter