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DooG Office on the road | ©Joyce Donnarumma, 2020

Anche se in lockdown, noi ci siamo

Dal taccuino di Lisa Zillio

Siamo tornati da poco più di una settimana in un Paese in lockdown. Un ritorno rocambolesco, costoso, fatto di aerei stipati di gente, aeroporti chiusi ma senza mascherine e guanti, valigie perse e indicazioni assenti. Ma siamo riusciti a tornare in Italia e ora siamo in quarantena fiduciaria come da protocollo di rientro, ognuno a casa sua. 

Catapultata in un mondo che dalla finestra di casa sembra lo stesso di quando siamo partiti – con l’unica differenza che nel parco qui sotto vedo più volatili che persone – siamo in realtà in un mondo che è profondamente cambiato. Ma come e con quali conseguenze (anche positive, perché no?!) questo sia accaduto, dobbiamo ancora capirlo. 

In questi giorni di quarantena e lockdown tanti sono i pensieri che si sono affollati nella mia testa. Qualcuno su un passato che recentemente si è chiuso con una sportellata ma molti di più sul futuro, su come uscire dritti sulle nostre gambe da una situazione che miete vittime più o meno visibili (e non mi riferisco a tutte quelle persone che purtroppo il COVID-19 si è portato via).

Infodemia

Nel campo della comunicazione si parla molto di infodemia, ovvero la “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili.” (definizione tratta dalla Treccani). Un neologismo nato in riferimento alla pandemia in corso e usato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità che sta cercando una “cura” a questa disinformazione. 

Riflettendoci, il COVID-19 ha esposto tante delle debolezze della nostra società, e una di queste è proprio la deformazione della realtà in una sorta di telefono senza fili, senza capo e senza coda ma con un seguito fedele. Diventa quindi sempre più urgente e imprescindibile non solo la verifica delle fonti da parte di chi legge, ma anche – e soprattutto – l’etica e la responsabilità di chi si occupa di comunicazione e informazione. 

Uniti ce la faremo

L’altro giorno mi è capito di sentire il discorso della Regina Elisabetta II e quello di Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York. (Qui e qui le versioni integrali e in lingua originale). In entrambi si parla di resilienza e di unità. La Regina dice “We will succeed – and that success will belong to every one of us.” (Ci riusciremo – e questa vittoria apparterà a ognuno di noi) e conclude con “We will meet again” (Ci incontreremo ancora). 

Cuomo ricorda che “we’re going to get through it because we are New York and because we’ve dealt with a lot of things, and because we are smart. You have to be smart to make it in New York. And we are resourceful, and we are showing how resourceful we are. And because we are united, and when you are united, there is nothing you can’t do. And because we are New York tough. We are tough. You have to be tough. This place makes you tough, but it makes you tough in a good way.”

(Ce la faremo perché siamo a New York e perché abbiamo affrontato un sacco di cose, e perché siamo intelligenti. Bisogna essere svegli per farcela a New York. E siamo pieni di risorse, e stiamo dimostrando quante risorse abbiamo. E perché siamo uniti, e quando si è uniti non c’è nulla che non si possa fare. E perché siamo tosti qui a New York. Siamo tosti. Si deve esser tosti. Questo posto ti rende duro ma lo fa in senso buono).

Entrambi mi ricordano un passaggio del libro Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità, di Yuval Noah Harari, dove si evince che uno dei fattori di successo dell’Homo Sapiens è proprio la sua capacità – superiore a quella di ogni altra specie – di cooperare, di creare una comunità coesa.

Anche se in lockdown, noi ci siamo 

Noi di DooG Reporter possiamo contribuire a uscire da questo cambio epocale continuando a fare quello che sappiamo fare: raccontare piccole storie dell’umanità che non salvano vite ma ci rendono parte di una comunità che, nel 2020, abbraccia più di 7 miliardi di esseri umani sparsi su cinque continenti. E lo facciamo nell’unico modo che possiamo immaginare: vivendo le storie che vi raccontiamo, con etica, coraggio e responsabilità, per un’informazione e una conoscenza verificata. 

In questi giorni di lockdown, di chiusura forzata, continuate a viaggiare con noi, a conoscere il mondo attraverso i nostri occhi, a sporcarvi mani e piedi con le storie di questo pazzo mondo. 

Noi ci siamo.

Testo | Lisa Zillio
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