Storie in europa
Natascia Aquilano
Beatrice
Natascia Aquilano

Beatrice

Storie in europa

“Ciao, sono Natascia, una fotografa e … ”

“ Te c’hanno mai mannato a quer paese,
sapessi quanta gente che ce sta.
Er Primo Cittadino è amico mio,
Tu dije che te c’ho mannato io…
E va… e va… va avanti tu che adesso c’ho da fa’. ..”
(cit. Alberto Sordi)

Sembrava quasi di sentire Alberto Sordi e invece, sono le prime parole che mi ha rivolto Beatrice dopo essermi presentata. Voce roca dal forte accento romano, rossetto fucsia, caschetto biondo, rimmel, mani sporche di grasso con le unghie laccate di smalto, scrostato, ma rigorosamente fucsia anche quello. Così si presenta nella sua officina a Roma Giuseppe, un meccanico sui generis. Chiamato Pino dagli amici di vecchia data, Beatrice da tutti gli altri.

©Natascia Aquilano, 2020

Pino e Beatrice

Due in uno, o semplicemente uno che fa per due.
Un uomo e una donna al contempo, nelle sue scelte e nel suo corpo. Una storia lunga 65 anni e piuttosto travagliata la sua, con tre matrimoni alle spalle (due da Pino, uno da Beatrice) e una figlia. Da sempre appassionato di bionde e motori, perno di tutta la sua vita. Pilota di fuoristrada, più volte campione di rally, mondo in cui era conosciuto come “ Girello il fenomeno ” per la sua abilità, più unica che rara, nel girarsi su stesso ad alta velocità e tornare in pista come se nulla fosse accaduto.

Definire Pino-Beatrice non è semplice, “io so io” direbbe, se gli venisse chiesto. E in effetti è proprio così. Beatrice ha conservato tutto di Pino, gli hobby, le abitudini, i gusti, il lavoro, la sensibilità, la forza, l’ironia, i genitali, ma in una veste del tutto nuova e puramente estetica. Una chioma bionda ha preso il posto dei suoi ricci neri, i suoi baffetti hanno lasciato spazio al rossetto fucsia, non sempre perfetto, ma immancabile sulle sue labbra. Non più pettorali, ma una quarta abbondante di seno, che mette in mostra sia a lavoro che non, con estremo orgoglio e disinvoltura. Niente più pantaloni, a meno che non sia la sua tuta rossa da meccanico, ma vestiti succinti e molto colorati, esattamente come la sua vita oggi.

©Natascia Aquilano, 2020

Tanto è stato il suo coraggio – anni – per adeguarsi alle aspettative sociali e familiari legate al suo sesso anagrafico, altrettanto è stato quello per arrivare ad accantonare definitivamente una vita fittizia, perché prigioniera di un corpo maschile, specie in un ambiente come il suo, dove il fenotipo del maschio volgare e arrogante è sempre dietro l’angolo e in una città unfriendly e difficile come Roma. Non sono infatti pochi i clienti dell’officina che Pino ha perso, ma non sono da meno i nuovi che ha trovato Beatrice. Saranno i suoi mille contrasti, non solo estetici, a incuriosire, ma Bea sa farsi voler bene. Le sue origini da borgataro di San Basilio, che si è fatto le ossa sulla strada, sono ben marcati tutt’oggi: modi rudi, voce grossa, sguardo arcigno, aspetto trasandato. Bea è una persona che di certo non te le manda a dire! Ma con un modo tutto suo. La risposta è sempre pronta e sempre quella che non ti aspetti: nella maggior parte dei casi tira fuori una battuta “alla romana” che ti apre inevitabilmente un sorriso.

Io sono io, e basta

Nel caso di belle donne (se bionde ancora meglio), intona qualche strofa degli anni ‘60 per far breccia nel loro cuore. A vederla sempre indaffarata tra motori, marmitte e pistoni, tra un “mortacci tua” e “quelli de pippo” ogni 5 minuti, non ci si aspetterebbe di certo una romanticona. Eppure Bea parla costantemente d’amore, tenerezza, albe, tramonti, cieli stellati e lo fa stringendo a sè Speranza, una trovatella moribonda da cui non si separa mai, alla quale ha voluto dare la possibilità di una vita migliore, esattamente come ha fatto con se stessa. “Io non sono transe, o transgende, come sento dì oggi e manco travestito, io so io e basta” dice schietta e fiera. E a vederla pare essere proprio così. Beatrice è un uomo e una donna che si fondono senza mai confondersi. “Se me piace la biancheria de pizzo e me piacciono le donne, nun vedo che ce stà de male” afferma, a voler dimostrare che non esiste genere, non esiste necessariamente un’etichetta da attribuire a qualcuno in base al suo orientamento sessuale, a come si veste, al suo lavoro, ai suoi gusti.

©Natascia Aquilano, 2020

Niente più pudore, quindi, niente più vergogna, niente più violenze da infliggersi, ma mostrarsi come Beatrice con dei banalissimi vestiti, un po’ di trucco e un seno florido, restando comunque un padre per sua figlia, un bravissimo meccanico per i suoi clienti, un ipotetico compagno per un nuovo amore e sentirsi finalmente bene. Beatrice in primis è una persona perdutamente innamorata di un uomo, Pino, di cui ha estremamente bisogno per poter esistere. Insieme raccontano una storia d’amore e di coraggio: l’amore per la libertà e il coraggio di andare oltre la forma, oltre lo stereotipo, oltre il pregiudizio, dove nulla è giusto o sbagliato, bello o brutto, maschile o femminile.

Testo e Foto | Natascia Aquilano
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