Alida Vanni - Luciana De Michele

L’iniziazione segreta nei boschi sacri della Casamance

Ogni trent’anni nei boschi sacri della Casamance (Senegal), centinaia di giovani diola diventano uomini attraverso l’iniziazione del Boukout.
Testo:  Luciana De Michele
 
Foto e Video:  Alida Vanni

Casamance, Senegal

Ogni trent’anni nei boschi sacri della Casamance, a sud del Senegal, centinaia di giovani diola diventano uomini attraverso l’iniziazione del Boukout. Bambini e ragazzi, sparsi in tutto il Paese e nel mondo, vengono richiamati nel proprio villaggio natale per sottoporsi al rituale del boukout, riscoprire le proprie radici e conoscere i segreti della propria cultura.

Centinaia di bambini e di giovani, richiamati all’ordine, si riversano nel villaggio per prepararsi all’iniziazione: spogliati di ogni bene della modernità, si sottomettono ai divieti e alle regole della tradizione, trasmesse nei secoli dagli antenati ai saggi del villaggio. I giovani cambach si sottopongono al rituale della rasatura e della benedizione effettuata con erbe sacre, preparate secondo la tradizione animista e benedette nelle modalità dei monoteismi moderni. E mentre si esibiscono nella danza tradizionale, appresa mesi prima, gli uomini già iniziati sbalordiscono chiunque con dimostrazioni esilaranti di coraggio: grazie al potere mistico di una radice segreta, proveniente dal bosco sacro, cercano di ferirsi con lunghe lame taglienti diverse parti del corpo che restano illese. I cambach entreranno poi nel bosco sacro, dove apprenderanno i segreti mistici della foresta e della propria cultura, che li renderà finalmente uomini.
E che, una volta usciti, mai e poi mai riveleranno.

Un tempo il boukout si teneva ogni dieci anni, e gli iniziandi rimanevano nella foresta fino a tre mesi. Oggi, visti l’immenso costo per le famiglie e per il villaggio della cerimonia, l’emigrazione dei giovani e il più alto tasso di scolarizzazione dei bambini, la cadenza del boukout si è allungato, e il tempo di permanenza nel bosco sacro si è ridotto a due settimane. Essendo l’iniziazione vincolante per ogni uomo diola, oggi il bosco sacro resta aperto fino a un anno, per dare tempo ai ritardatari, magari emigrati fuori continente, o ai propri figli (compresi i meticci), di poter sottoporsi al rito della cultura diola e delle sue tradizioni, che rimane il comun denominatore nonostante le differenze religiose dei suoi appartenenti, musulmani o cristiani che siano.
In questo senso, è veicolo di valori di tolleranza e uguaglianza, ma anche, come tutti i rituali di iniziazione, di umiltà, di rispetto delle regole, e, in questo caso, anche di rispetto verso l’ambiente.

Boukout, Senegal | ©Alida Vanni

Ho avuto la fortuna di assistere, insieme alla fotografa Alida Vanni, al boukout che si è svolto nel 2013 nel villaggio di Kartiak. L’emozione e il fascino stava proprio nel sperimentare in prima persona come una cultura tradizionale si adatti e si modelli flessibilmente, per poter sopravvivere, al contesto di un mondo globalizzato; nello scoprire con piacere quanto tale cultura tradizionale sia nonostante tutto ancora viva e, soprattutto, rispettata; infine, e soprattutto, nel demistificare quell’immaginario di “africani che danzano in cerchio e suonano tamburi durante i loro riti tribali”: il fatto di cogliere e “vivere” il significato del rituale permette di riconoscere anche i valori della mia cultura di appartenenza, e di capire come siano semplicemente diversamente veicolati, coerentemente a ogni contesto. Quella demistificazione, ancora una volta, avviene vivendo la realtà, con le persone; e il declique arriva magari quando riconosci il tuo vicino di casa di Dakar, fino al giorno prima in t-shirt e jeans a parlare il tuo stesso linguaggio, danzarti davanti con un cappello di corna di bue in testa.

Ecco allora a voi i testi e le immagini sul boukout dei diola della Casamance: permettevi il gusto di lasciarvi stupire e affascinare, senza giudizi di sorta. Fate insomma, unicamente, un buon boukout.

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