Storie in africa
Gabriele Orlini
Le Merveille
Gabriele Orlini

Le Merveille

Storie in africa

“La disabilità mentale è uno svantaggio per l’individuo e si manifesta con la riduzione delle sue facoltà intellettuali derivanti da: una anomalia cromosomica genetica, un incidente, come conseguenza di una grave malattia, etc.
Esso è in grado di vivere con gli altri a condizione che si tenga conto del suo ritmo personale che presuppone mezzi specializzati per la sua educazione, il suo alloggio, il suo lavoro, ….”​

Cartello nel Centre de Santé Le Merveille

L’appuntamento è al distributore di benzina della Total, posto sulla grande rotatoria tra Avenue Lumumba e la Sinagoga.
Come nelle migliori tradizioni dei luoghi impossibili, questo è anche il luogo dove sostano taxi, pullman, furgoni, carriole. In pratica qualsiasi cosa in grado di trasportare cose e persone.
Ancora oggi, dopo tanti luoghi visti, mi chiedo come sia possibile che dal Sud America all’Asia passando per l’Africa, questi luoghi siano tutti uguali: migliaia di piccoli mezzi colorati e stridenti di voci incomprensibili ti portano, stipati con precisione chirurgica, in ogni luogo della città e della provincia.
E ogni volta passi il tempo nel chiederti se il mezzo preso sia quello giusto.

Lubumbashi (originariamente: Elisabethville, ai tempi di Re Leopoldo) è la terza città della Rep. Dem. del Congo e conta poco più di 1,2 milioni di abitanti. Nella prima metà del 1900 i belgi iniziarono a sfruttarla per le sue ricche miniere di rame, mentre ora, negli anni 2000, ci pensano i cinesi.

Sono le 7 di mattina e fa già caldo. Ho appuntamento con Pier che si è prestato ad accompagnarmi a Kalombo, sobborgo della città, per incontrare Madame Celine e i ragazzi a cui dà riparo e istruzione all’interno del suo centro sanitario.
Sono molte le strutture sanitarie private a Lubumbashi, anche se sono molto diverse dal nostro immaginario occidentale di sanità. Si tratta per lo più di piccole costruzioni con l’intonaco bianco e una croce sui muri. Mentre per l’interno si fa quel che si può…

Madame Celine e il centro sanitario Le Merveille

Nato dall’idea e dallo straordinario entusiasmo di una donna eccezionale – Madame Celine – e da suo marito, il centro sanitario Le Merveille si è posto l’oneroso impegno di prendersi cura dei ragazzi con disturbi cognitivi genetici o, molto più frequentemente, ragazzi con disabilità mentale a seguito di una diagnosi tardiva della Drepanocitosi, malattia emolitica a carattere ereditario ma anche conseguenza della malaria curata male o troppo tardi.

Madame Celine, a seguito della morte della loro giovane e unica figlia affetta da Drepanocitosi per mancanza di informazione medica, cure adeguate e strutture competenti, decise di aprire, con l’aiuto del marito, un centro sanitario ai bordi della città per la prima diagnosi e le cure basiche per questa terribile malattia. Dopo una prima attività di pura diagnosi della Drepanocitosi, decisero di aprire un centro di formazione e istruzione per ragazzi e ragazze con problemi cognitivi causati dalla malattia.

Nel 2012 il Centre de Santè Le Merveille risultava l’unica realtà privata e gratuita nella Provincia di Katanga in grado di offrire una valida alternativa ai ragazzi con problemi cognitivi, al fine di rendere sostenibile e autosifficiente la loro vita nella società.

Le Merveille fornisce attività di istruzione e formazione diurna a una trentina di bambini e ragazzi di ogni età che vivono soli, molto spesso abbandonati dalle proprie famiglie al manifestarsi dei primi segni della malattia. In una condizione sociale già complessa e molte volte al limite della sopravvivenza, la gestione e la cura di una persona con disabilità mentale da parte dei parenti è semplicemente un atto non sostenibile e soggetto a una selezione naturale.

Straordinarie giornate, troppo brevi

Con Madame Celine a Le Merveille ho trascorso una settimana straordinaria e troppo breve, partecipando alle loro attività e lezioni, dialogando con i ragazzi e pure con modi molto creativi.
Sono ragazzi con disabilità a volte gravi, altre volte meno; e nei modi e nei tempi che il loro personale mondo permette, hanno desideri da esprimere, progetti da realizzare.
Alcuni ci riusciranno. Altri no.
Alcuni forti, testardi, incoscienti.
Altri troppo deboli o troppo timidi o troppo sfortunati.
O solo perché il mondo, ancora, non ha smesso di metterli alla prova o di prendersi gioco di loro.

Testo e Foto | Gabriele Orlini
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