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Alla ricerca dell’identità argentina

Un viaggio, un’esperienza per le strade e le voci della Buenos Aires porteña alla scoperta dell’identità di una Nazione e di quelle storie da condividere alla sera con un mate che passa di mano in mano.

Dischiudere gli occhi e incontrare la metropoli: nostalgica, misteriosa, severa, sincera, immensa, e viverla attraverso la gente che la abita ed in quelle storie che ancora non sappiamo esistere.
Inciampare nella Buenos Aires nascosta, dove la malinconia e il domani si fondono in un unico sguardo. Ascoltare la città, una trama pulsante di quasi 13 milioni di anime dove ogni granello di polvere, ogni scarto delle sue strade trasuda cultura e passione.

Alla ricerca della sua identià, prendendo per mano una vecchia scuola di tango, uno di quei locali un tempo fumosi tenuti ancora in vita dalle note di una fugace milonga. E in queste strade, in questi vicoli, dove le vite si fanno più silenziose e forse più vere volersi smarrire. Perché in questi luoghi le Storie nascono e si trasformano in continuazione, nel tempo di un mate tra amici

Gabriele Orlini
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Racconti dalla Capital Federal de Buenos Aires

Secondo le cronache dobbiamo allo scrittore e poeta argentino Jorge Luis Borges (1899-1986), ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, l’origine del detto più popolare in Latino America: “los argentinos descendemos de los barcos” – gli argentini discendono dalle navi – proprio per sottolineare come il secondo stato più grande del sud America sia oggi (già alla fine del 1800) un paese dove il 97% della popolazione si è formata dai grandi flussi di immigrati, che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sono sbarcati provenienti dall’Europa: spagnoli e italiani in testa.

“I Messicani dagli Aztechi, i Peruviani dagli Incas, gli Argentini dalle navi…..”, semplificando, è questo il sentimento comune tra le popolazioni nel Latino America, dove l’Argentina presenta solo il 4,5% di meticci e un misero 0,5% costituisce la popolazione India, ancora oggi presente in alcune regioni del Nord e molto meno nella sconfinata Patagonia.
Ma prima ancora dei grandi flussi migratori dall’Europa non vanno dimenticate le navi degli schiavi provenienti dall’Africa e dalle rotte del centro America. La schiavitù, in Argentina, venne abolita nel 1812, ma l’ormai forte presenza degli afrodiscendenti sul territorio contribuì ad una prima riduzione delle popolazioni autoctone, e portò il governo ad attuare un processo di blanqueamiento sancito anche da un articolo nella prima Costituzione nel 1853, promulgata nell’Unità Nazionale a seguito dell’indipendenza spagnola del 1816 a Tucumàn e della cacciata degli spagnoli dalle Ande da parte del generale Josè de San Martin. 

La grande e preponderante componente dell’immigrazione rimane un qualcosa di “costitutivo”, di atavico, nell’essenza culturale del paese, molto probabilmente anche a causa dei pochi e deboli legami con le genti di etnia precolombiana.
Anche per tale ragione molti degli immigrati europei che a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento si integrarono nel paese mantenendo quasi inalterati gli usi e costumi dei paesi di origine e, tra questi, l’italia è quello che sicuramente ha messo le sue radici in modo più evidente e profondo.

Un paese dove ancora oggi, poco meno del 60% della popolazione ha origini italiane ma che, allo stesso tempo, si è vista sempre più pressante l’immigrazione dagli altri paese del Latino America.
Una paese che ancora oggi lotta per riconquistare con orgoglio e determinazione il diritto alla memoria.
Cosa è rimasto della malinconica e romantica Buenos Aires di Luis Borges? 

Buenos Aires streets tenuto dal photoreporter Gabriele Orlini è divenuto nel tempo parte fondamentale del progetto Identità Argentina che ha visto vari studenti e professionisti percorrere le strade della Capital Federal, i barrio, incontrare e stare con la gente del luogo, vivere per un istante le loro storie, per poi poterle raccogliere e raccontare.

Martina Marini

Cartoneros de Buenos Aires

Molti facevano parte della media borghesia argentina che all’indomani della crisi è rimasta senza alcun sostentamento economico ma con una famiglia da mantenere.
Ci sono anche i bambini a rovistare nella spazzatura. Famiglie intere che girano per le vie della città…

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Martina Marini

I colori de La Boca

Una mattina di febbraio, dopo alcuni giorni che giravo per il barrio, ho desiderato immergermi nei suoi colori, cercando anche nelle persone che qui vi abitano, le tinte che tanto caratterizzano questo luogo.

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Ferrocarril | ©Francesco Brusoni, 2019
Francesco Brusoni

Pendolari estivi a Buenos Aires

La vita della brulicante città si estende molto oltre i confini del centro abitato e, come accade in tutte le metropoli del mondo, fiumi di persone si spostano dai centri minori nella campagna verso i luoghi di lavoro o di studio nella capitale.

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Alida Vanni

La povertà senza freni

Allontanandosi dalle viuzze turistiche dell’iconico quartiere, ci sono storie di delinquenza  e assoluta povertà. Basta fare due passi, solo due, per entrare in una realtà totalmente diversa, in un mondo totalmente diverso.

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Alida Vanni

Paseador de perros

Il Paseador de perros è una vera e propria professione con buone conoscenze per la funzionalità della camminata collettiva. A seconda della razza del cane dell’età e delle condizioni fisiche, cambiano le esigenze. I cani vengono presi nelle proprie case e restituiti dopo circa 2 ore.

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Alida Vanni

Il riposo tra storia e leggenda

Dimore in stile francese, bar, ristoranti, parchi fiorenti, passato aristocratico, il quartiere della Recoleta, in Buenos Aires, è la vera Parigi del sud. Un quartiere ambivalente, da una parte la vita, dall’altra la morte.
È qui che sorge uno dei cimiteri più belli e importanti al mondo: Il “Cementerio de la Recoleta”, costruito nel 1822.

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26 febbraio - 8 marzo 2019

a cura di Gabriele Orlini | Documentary Photoreporter

reportage photojournalism workshop

EyesOpen! magazine (https://eyesopen.it/), rivista italiana di cultura fotografica, da sempre impegnata nel sostegno e nella divulgazione dei giovani talenti della fotografia capaci di comunicare attraverso le immagini per farli conoscere ai suoi lettori, è il partner d’eccezione di questa edizione del workshop.

EyesOpen! magazine (https://eyesopen.it/), tramite il suo co-fondatore e direttore responsabile Barbara Silbe, ha deciso di supportare Buenos Aires streets seguendo i progressi di tutti i partecipanti. La collaborazione della rivista culminerà con la pubblicazione del progetto ritenuto più meritevole tra quelli realizzati durante il periodo argentino.

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Era una sera d’autunno, una di quelle che portano la pioggia.
Nel monolocale a Buenos Aires, sotto l’unica grande finestra che incorniciava i tetti di San Telmo, sistemando gli appunti sul mio Moleskine, disegnavo una fotografia che realizzai solo un anno più tardi, nel nord dell’Iraq.

Ho da sempre preteso per me stesso, quasi fosse un dovere morale, un approccio sentito alle storie che andavo a raccontare, un entrare a piè pari, un obbligo di sporcarsi; anche se questo non mi ha esonerato dal produrre lavori di dubbia qualità. Ma, come per la vita in generale, capita di inciampare pur sapendo camminare o non trovare la giusta parola pur sapendo parlare.
Semplicemente… di 
sbagliare.

Gabriele Orlini

Documentary Photoreporter

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